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Lea Seydoux

la foto del giorno
Babele
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La Mozione Fuochi Fatui

Sergio Chiamparino legge l'Unità

«La sinistra, almeno in Italia, è credibile per difendere l’esistente, assai meno come agente di cambiamento. È paradossale ma è così. Proviamo. La difesa della Costituzione, la difesa della magistratura, la difesa dei diritti, la difesa dello Stato sociale, la difesa della scuola e via difendendo. Tutto (o quasi) giusto, tutto necessario, ma può essere credibile un partito che si propone sostanzialmente di lasciare le cose come stanno, perché questo alla fine è il messaggio che passa?». (La Stampa)

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Ribadisco le cose che avevo detto su Sergio Chiamparino, che mi sta simpatico anche per come pranza con i suoi collaboratori in piazza Palazzo di Città, sotto il Comune, alternando i due bar che lì si affacciano. Anche se ha un aspetto piuttosto burbero, sorride a tutti, stringe mani, appare molto, molto paziente... Detto questo io credo che il PD non abbia bisogni di altri guastatori, che Nichi Vendola non abbia nulla di nuovo o di necessario per dare al centro sinistra un solo voto in più per governare e che ci vorrebbe un po’ più di buon senso per avvicinarsi ad un’ipotetica sfida elettorale con l’uomo che ci ha sconfitto per quasi vent’anni. Chiamparino serve, ma il suo consenso non può essere costruito a discapito di chi è al suo fianco. Vedo molte debolezze di Bersani, ma non è sparando merda su di lui che si fa crescere un’idea di una coalizione credibile ed affidabile a guidare il Paese fuori dal berlusconismo.  La logica secondo cui – come dice Renzi – se ne devono andare a casa tutti appartiene alla stessa famiglia del grillismo. Suscita istinti primordiali e si illude di potere costruire un nuovo girotondismo "riformista". Ma non è su questo che si può crescere. Questo serve ad alimentare le guerre per bande, con l'aggravante che prima si poteva far capo a Veltroni, a Prodi o a D'Alema, che sono leader veri. Ora il profilo è nettamente più basso. Certo un po’ di populismo serve a far accendere i riflettori su di sé, ma se non si “riempie di contenuti” la propria performance, si tratterà sempre di fuochi fatui e la politica del centrosinistra non ne ha proprio bisogno…



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Stefano Boeri

Stefano Boeri

Seminatore di progetti e installazioni in ogni angolo del globo acqueo terrestre, Stefano Boeri, fratello dell’altrettanto noto economista Tito, è direttore della rivista internazionale Domus e fondatore dell’agenzia di ricerca multiplicity (www.multiplicity.it) con la quale ha realizzato nel  2002 una ricerca nientemeno che sul futuro dell’Europa. Nel tempo libero insegna Progettazione Urbanistica al Politecnico di Milano che, tra una lezione e l’altra, ha pure ristrutturato e fa il visiting professor al Graduate School of Design di Harvard. (Panorama)

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Non lo conosco, ma questo per me è un elemento a favore della proposta. Ho la sensazione (un po’ di famiglia) che la spocchia sia ad un livello significativo. Ma per Milano (e per l’Italia) al centrosinistra serve un volto nuovo e con reali possibilità di vincere. Dopo alcuni signor nessuno e un galantuomo, ma questurino, serve aria nuova. Io tendenzialmente sono favorevole alla sua candidatura, ma vorrei approfondire un po’.



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Il Nuovo Veltroni

Matteo Renzi sindaco di Firenze

"Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd". (Matteo Renzi su Repubblica, via Il Post)

Matteo Renzi con Ciriaco De Mita

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Matteo Renzi sindaco di Firenze

A Matteo Renzi non mancano qualità. Ha studiato alla scuola democristiana e penso che abbia guardato con una certa attenzione allo stile del compianto Francesco Cossiga. Se uno guarda più vicino all'orizzonte del centrosinistra, invece, ricorda il modo con cui interveniva in politica il Walter Veltroni sindaco di Roma. Certo il primo cittadino romano era più raffinato, ma non meno ambizioso. Molti lo vedono come candidato democratico nella sfida contro il plurisettantenne Berlusconi, ma al di là dei sassi nello stagno e il gioco da guastatore serve un'idea politca, programmatica e di alleanze che possa trovare il consenso. Oggi una persona mi ha chiesto: in questi giorni vedi il PD da più vicino, ce la si può fare? Non lo so - ho risposto - deve succedere qualcosa di imprevedibile, altrimenti siamo solo alla conservazione dell'esitente, e ciò che c'è è una riserva di energie che diventa ogni giorno più ristretta, inesorabilmente destinata a consumarsi. Per evitarlo c'è bisogno di Matteo Renzi, di Daniele Manca, di Nicola Zingaretti, di Sergio Chiamparino, ma anche - lo sottolineo - della generosità di Pier Luigi Bersani, di Walter Veltroni, di Massimo D'Alema. Ad azzerare abbiamo già pensato diverse volte (e gli elettori ne hanno preso atto).

Matteo Renzi sindaco di Firenze
 



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Alleanza Democratica

Pier Luigi Bersani e Pierferdinando Casini

Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall'analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell'emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica. (Repubblica)

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Un volonteroso intervento di Pier Luigi Bersani, che cerca di lanciare un ponte verso qualcosa di un po' più solido del semplice "No a Berlusconi". Niente di nuovo, ma un ragionamente organizzato un po' meglio. Alleanza Democratica - che piaceva tanto ad Achille Occhetto - è un nome bellissmo, ma porta un po' sfiga.



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La Ricandidatura

veltroni berlusconi si danno la mano

Mi permetto di scrivere agli italiani solo perché sento di avere un minimo di titolo per farlo. In fondo due anni fa, un secolo di questo tempo leggero e bulimico, quasi quattordici milioni di italiani fecero una croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato alla presidenza del Consiglio. Se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare il Paese. (Corriere della Sera)

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Walter Veltroni mette fuori la testa dal suo buco per testare se sia aria per una sua ricandidatura. Lo fa alla Veltroni, riproponendo lo schema bipolare basato sulla presenza in campo di Berlusconi. Questo ha scatenato l’entusiasmo di Bondi e ha fatto arrabbiare in modo significativo il normalmente inperturbabile Dario Franceschini. Insomma la pietra lanciata da Veltroni potrebbe anche rivelarsi controproducente per lui. Ma non ce la fa a restare ai margini. Il problema è che il suo tempo è scaduto: ha avuto un momento magico quando il suo era un nome che univa, oggi, anche lui divide.




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Uscita D'Emergenza Dalla Palude

sergio chiamparino interviene

Invocare il congresso a meno di un anno dall'elezione di Bersani non è certificare il suo fallimento?
«Ho pronunciato la parola congresso e l'ho subito ritirata, perché è tabù. Ma sono convinto che ci voglia un'iniziativa dove tornare a giocare da protagonisti, già da settembre. Non vogliamo fare il congresso? Troviamo un luogo dove dire con chiarezza le quattro o cinque priorità su cui sfidiamo il governo. Se serve, metto a disposizione qualcosa a Torino».
Non penserà mica al Lingotto, da cui partì Veltroni?
«Ci vuole una cosa così. Un nuovo Lingotto. Altrimenti non ci resta che scegliere a quale albero impiccarci. Il problema del Pd non è la leadership e lo dimostra il fatto che in tre anni abbiamo avuto tre elezioni, tre leader e tre sconfitte. Dico il Lingotto perché allora avevamo una consistenza onorevole ed è stato il momento in cui si avvertiva, più forte, l'eco del tentativo di tirare su la schiena».
(Corriere)

sergio chiamparino uscita d'emergenza

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sergio chiamparino sulle scale

A me Chiamparino sta simpatico. E' un burbero, ma che sa avere rapporti con le persone, è intelligente, non un cuor di leone, ma uno equilibrato e sensibile alle cose che accadono nel paese. Si è dimostrato il migliore sindaco dell'ultima covata di otto anni fa. Ora che possa essere lui il leader del centrosinistra non lo so. Ne dubito. Non sono convinto che sia l'uscita di emergenza dalla palude. Non so se ha il profilo sufficiente e non vedo neppure quale percorso possa compiere in 6 - 8 mesi per acquisire l'enorme quantità di cose che gli mancano. Secondo me lui e Bersani dovrebbero vedersi molto spesso e condividere una strategia, perchè se si fabbrica un nuovo dualismo è proprio finita.

Sergio Chiamparino legge l'Unità



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Letta E Le Carte Del PD

Enrico Letta microfonato

Con Tremonti premier? Per Casini il Pd non potrebbe sottrarsi e D’Alema non ha chiuso.
«Ci sono varie personalità importanti che potrebbero svolgere il compito e Tremonti è sicuramente tra queste. Il Pd è disposto a sostenere un governo guidato da chi sia in grado di garantire quei tre punti e che non sia Berlusconi. La nostra apertura c’è. Non facciamo nomi, però è evidente che una personalità autorevole in grado di mettere insieme una maggioranza larga ci troverebbe al tavolo della discussione».

Prima però dovete scegliere. O con Di Pietro, o con Fini e Casini.
«Meglio immaginare una prospettiva col terzo polo che continuare a ragionare con Di Pietro, che un giorno sì e uno no critica e delegittima il Pd. Il fatto che critichi Fini, in questo passaggio, è la dimostrazione che sta con Berlusconi. Di Pietro ha il terrore di perdere la sua ragione di vita».

Esclude primarie tra Bersani e Vendola per la premiership?
«Non le escludo e Bersani è il nostro leader. Però un’alleanza tra noi, Di Pietro e Vendola è una prospettiva suicida di un Pd schiacciato a sinistra e non in grado di costruire un’alternativa credibile».
(Enrico Letta)

Enrico Letta gioca a subbuteo

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Nichi Vendola con il megafono

Sono assolutamente d'accordo con Letta. La candidatura Vendola (che al momento sarebbe vincente nel centrosinistra) e l'alleanza con l'ex pm di mani pulite (che fatalmente farebbe avere al PD posizioni di un giustizialismo inacettabile) sarebbero una catastrofe elettorale e la morte di una prospettiva riformista nel Paese. Certo, non sono da cacciare a pedate, ma una forza che vuole governare non può dipendere da loro. Non so dire chi possa essere il candidato vincente contro Berlusconi, ma se esite non è nei nomi che circolano in queste ore. Ci vuole un nuovo Prodi (non un Prodi di nuovo): un Corrado Passera, un Umberto Veronesi(del futuro, non questo troppo anziano per questo ruolo), un Andrea Riccardi, un Marco Vitale... Io ho la sensazione che nessuno abbia la fantasia per trovare un candidato capace di dare una speranza al centro sinistra. Sotto sotto qualche vecchio arnese pensa ancora di essere il soldato scappato, buono anche per questa volta. Se Berlusconi voleva andare a votare ad ottobre, avrebbe dovuto fare la mossa del cavallo (o del Cavaliere) già in agosto, aspettare settembre vuole dire scivolare con il voto a primavera e questo potrebbe dare un po' di aria a questo centrosinistra in apnea e all'apparente terzo polo finiano. Ma dubito che ci sia il tempo di prendere aria in tempo e la mossa di Fini, come avevo già pensato qualche mese fa, è fuori tempo massimo. Comunque da settembre ci sarà da divertirsi, perchà la politica, quando i giochi non sono obbligati, è un'attività dal fascino inimitabile...

Schifani, Di Pietro e Aida Yespica



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Raffaele Donini

De Maria e Donini

Sotto il sole del Due Agosto, mentre segue il corteo per il trentennale della strage alla stazione, il segretario del Pd bolognese Raffaele Donini parla con Pier Luigi Bersani. E «intercettato» dalle telecamere di CorriereTv traccia un quadro tutt’altro che rassicurante sui potenziali candidati che si riscaldano a bordopista in vista delle primarie per il 2011. Mentre Bersani illustra al leader locale del partito le prospettive delle prossime alleanze: «Escluso Berlusconi noi ci rivolgiamo a tutti». (Corriere)

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raffaele donini eletto segretario PD bolognese

Andrea De Maria era segretario del PD bolognese ed era considerato troppo leggero per reggere "la federazione del partito più forte dell'occidente capitalistico". Non troppo in fretta è stato più o meno defenestrato ed è stato sostituito da un ragazzo che si chiama Raffaele Donini che ha esordito ieri, in grande stile, con una conversazione molto riservata che è stata registrata dalle telecamere della tv del Corriere. Nonostante la mia pluriennale frequentazione di ambienti democratici bolognesi non avevo mai sentito parlare di Donini e forse c'era un motivo. Come si fa ad essere tanto ingenui da parlare di queste cose in mezzo a decine di migliaia di persone? Se De Maria era leggerino, questo com'è? E poi ci meravigliamo che il candidato a sindaco più forte che esprime il PD bolognese è Maurizio Cevenini, l'uomo che deve la sua fama alla quantità abnorme di matrimoni che ha celebrato e alla gestione della pesca alla festa de l'Unità. Mi capiranno i lettori imolesi: sarebbe come se Germano Martelli fosse il prossimo sindaco di Imola. Con tutto il rispetto per un vecchio militante… ma governare una città è un'altra cosa dalla gestione delle serie e dei premi. 

 





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Il Bassolino Di Terlizzi

Nichi Vendola Attento

Nichi Vendola, si presenta come elemento di rottura, parla alla sinistra e indica la sua linea, usando anche termini ispirati dai giochi di carte: «Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli delle larghe intese: le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi». Queste le parole d'ordine espresse a Bari, durante gli "Stati generali delle fabbriche di nichi" davanti a una platea di circa duemila persone provenienti per il 40% dal resto d'Italia, in molti dal Settentrione. La manifestazione è stata seguita anche attraverso il web e i social network: la fan page di facebook di Nichi Vendola ha raggiunto quota 167.000, con 4.800 nuovi fan negli ultimi tre giorni. (Corriere)

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Conosco Nichi dal febbraio del 1985. Era sconosciuto ai più, ma arrivò sul palco del congresso della FGCI a Napoli e tenne un discorso che emozionò e infiammò la platea. La forma del suo eloquio barocco e le ardite metafore erano una novità in un'organizzazione ancora orfana del Principe D'Alema (che se ne era già andato da 5 anni). Da allora, il ragazzo di Terlizzi, ha fatto molta strada. Soprattutto ha vinto le elezioni in Puglia. La grande impresa è stata la prima vittoria, perchè la seconda volta, qualche mese fa, nonostante il nervosismo e gli autogol del PD, si è trattato di una formalità. Nichi si è fatto amare dal suo popolo e probabilmente ha fatto anche un buon lavoro di amministratore. Io non ci avrei scommesso. Perchè una cosa sono i discorsi e un'altra è la prova del governo. Meglio così. Oggi abbiamo un leader politico importante. Uno capace di rappresentare una parte significativa del Paese: la Puglia. Se Nichi esce dalla Puglia riprende il ruolo di ottimo oratore e basta. Diventa un fenomeno locale in trasferta. Se dovessi paragonare il livello di Vendola a quello di qualche altro dirigente del centrosinistra, mi viene in mente solo Antonio Bassolino. Qualcuno ricorderà che ad un certo punto Don Antonio era considerata la grande speranza della sinistra: nel 1998 per non frustrare le legittime aspirazioni di Bassolino, D'Alema gli fece anche fare il Ministro del Lavoro. Lo fece malissimo, perchè non si può dirigere una regione e poi fare anche il ministro, ma fu il modo per ridimensionarlo e riportarlo a più miti consigli. Nichi è ambizioso e presuntuoso. E' intelligente ed è l'ultimo esemplare della sinistra comunista del No alla svolta di Occhetto che è sopravvissuto. Questo è un elemento che lo motiva e che lo rende forte nel cercare di essere l'uomo della rivincita. Psicologicamente è un elemento molto importante. Io gli faccio molti in bocca al lupo. Ma sono convinto che oltre il Tavoliere farà molta fatica a mietere soddisfazioni. L'ultima volta che si è messo in gioco, nella corsa alla segreteria di Rifondazione Comunista, è stato sconfitto da Paolo Ferrero che, con tutto il rispetto, non è un Andreotti di sinistra.



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I Compagni

Bernard Blier, Renato Salvatori e Marcello Mastroianni ne I Compagni di Mario Monicelli

Dopo di che la parola fu in qualche modo subissata da un'onda di varia e beffarda dissacrazione, dai "Compagni di merende" (copyright Filippo Mancuso) fino al "Compagno Fini". Ma nessun colpo di grazia, come si intende anche oggi, ha impedito che nei tronconi costituitivi dell'imminente Pd, partito subito disponibile a spendersi e lacerarsi nelle più bislacche e autolesionistiche controversie, si riaprisse periodicamente la questione dei compagni o non compagni. In questo senso vale rammentare che nel 2007 il leader della Margherita Francesco Rutelli concesse il suo benestare all'uso di "compagno", ma non senza aver commissionato un'indagine sulla parola nelle Sacre Scritture. La squadretta di filologi rutelliani scovò oltre cento ricorrenze. La più significativa era nel libro del Siracide: "Non è forse un grande dolore quando il compagno diventa un nemico?". Che si adatti abbastanza bene proprio a Rutelli, uscito dal Pd, dice molto sul potere delle parole e sulle vendette che a volte tengono in serbo. (Ceccarelli su Repubblica)

Raffaella Carrà ne I Compagni di Mario Monicelli

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Compagno è un modo bellissimo di chiamarsi. Oggi lo ostentano gli snob come me (ma dietro c'è una dose di ironia e di nostalgia che non offusca la bellezza della parola). E' un termine che ha perso il suo calore, ma non può essere meno affiasciante. Si chiamavano compagni tra loro i partigiani, si chiamano "compagni di scuola" quelli che insieme formano la propria cultura e il proprio modo di pensare. Sono compagni quelli che raggiungono grandi obiettivi, sportivi o politici che siano. Certo c'è la coltre di nebbia e di freddo dei "compagni sovietici" a fare paura, ma ci sono i compagni di squadra, i compagni di corso, i compagni di lotta... Il fatto che sia una parola desueta non vuole dire che debba per forza essere morta. Chi ha avuto una storia non dimentica la propria terra, non ha tranciato tutte le proprie radici. Per questo se sente l'odore della propria identità passata si appassiona, si scalda, applaude. Fa strano, tra le altre cose, che a ridestare il fuoco della passione sia una parola pronunciata da un attore. Quasi che la politica si vergogni e lasci tutto sotto traccia, cacciando la polvere sotto il tappeto. Ma gli stessi che magari hanno applaudito tiepidamente, chicchierando fuori dall'ufficialità, dicono nei corridoi cose molto più forti di quelle che emergono dalle relazioni e dagli interventi pubblici. Coraggio, Compagni del PD, scrollatevi la polvere dalle spalle e datevi una mossa.

Cercando le foto per questo post scopro che ne I Compagni di Mario Monicelli c'era anche una che non diverrà attrice, ma sarà "solo" Raffaella Carrà, una compagna che nelle vittorie elettoriali del PCI degli anni 70 andava a festeggiare sotto la terrazza di Via delle Botteghe Oscure...

 



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