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Gabriele Oriali

Gabriele Oriali

«Avevo un ruolo ben preciso nella società, che espletavo nel migliore dei modi, ma di fatto sono stato sollevato da questo incarico, sostituito, diciamo "fatto fuori"». Lo ha detto il direttore sportivo dell'Inter Gabriele Oriali, intervistato da Sky Sport 24 al termine di un incontro con il presidente dell'Inter Massimo Moratti. (Corriere)

Gabriele Oriali giocatore

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Gabriele Oriali con Quaresma e Mourinho

Caro Oriali, succede. Non avevi ancora capito con chi avevi a che fare?

Gabriele Oriali con Mancini e Moratti



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Lasciatelo Essere Speciale

Mourinho da Chiambretti faccia da matto

Il fascino del calcio consiste anche nella sua dose di irrazionalità: in un mondo poco propenso all’immaginazione come il nostro, per molte persone il calcio resta l’ultima riserva di magia e di fantastico, di malie e di incantesimi, ingredienti che danno un sapore unico alle fiabe. Ora, proprio nel rigido protocollo delle fiabe, l’eroe non può tramutarsi in traditore, anzi. Quando la prova viene superata e l’eroe finalmente riconosciuto, dobbiamo per forza partecipare al suo trionfo e alla sua trasformazione (lo Special One della favola riceve il meritato premio per averci liberato da un incantesimo, assume un nuovo aspetto, diventa bellissimo, di solito sposa la figlia del re). Non solo: l’antagonista viene punito e maledetto per gli anni a venire. Dopo la vittoria contro il Bayern, Mou sale su un’auto del presidente del Real Madrid e solo un forte senso di colpa lo costringe a fermarsi e a raggiungere Marco Materazzi per abbandonarsi a un pianto liberatorio. Il tema dell’eroe e del traditore (dell’eroe che è al contempo l’antagonista) appartiene invece alla più complessa letteratura della menzogna (come ci ha spiegato con maestria Giorgio Manganelli: una finzione totale qual è, nella sua ultima essenza, la letteratura); non ha più nulla da spartire con la favola del calcio. E il trauma sarà tanto più squassante quanto più intenso è stato il rapporto. Non c’è dubbio che Mou abbia fatto molto per l’Inter, soprattutto sul piano motivazionale. Ha saputo infondere ai giocatori un senso di superiorità nei confronti delle altre squadre, liberandoli simultaneamente da ogni complesso di inferiorità, specie nei confronti dei media. (Grasso sul Corriere)

Mourinho

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Mourinho e le indicazioni alla squadra

Mourinho, ai miei occhi, era il miglior allenatore del mondo prima di arrivare all'Inter, lo è a maggior ragione oggi, dopo che ha cambiato la testa all'unica squadra italiana tecnicamente di livello internazionale. Far vincere la Coppa ad una società sportiva priva di carattere e di testa come era quella caricatura di squadra che era l'Inter fino al 2008 è opera molto più complessa e mentalmente faticosa di quanto possa apparire: aveva fallito uno come Lippi, avevano fallito tutti - a parte le finte vittorie di Mancini - e la gigantesca opera di Josè Mourinho dovrebbe essere riconosciuta con maggiore passione e generosità dai tifosi nerazzurri. Senza di lui, nonostante l'immutabile dislivello con le altre squadre italiane, sarà impossibile ripetere l'exploit di quest'anno. Sarebbe stato impossibile anche per lui e comunque, per mantenere il livello di adrenalina che ha accumulato in questi anni, Mourinho aveva bisogno di nuovi stimoli. Madrid è la piazza giusta: perchè è la squadra più prestigiosa del mondo, perchè manca l'appuntamento con la vittoria da tanto tempo, perchè ha un problema mentale più che tecnico. Allenare l'Inter in Europa è come allenare il Bologna in Italia. Allenare il Real in Europa è come allenare la Juventus in Italia. Io credo che lo Special One sia uno che in questa fase della sua carriera vuole bruciare la candela da entrambi i lati e dopo avere portato sul tetto d'Europa il Real, non credo che avrà molte altre energie da mettere in campo e potrebbe scegliere la strada che ha seguito Arrigo Sacchi, ritirandosi dall'attività abbastanza presto. In caso contrario una possibile meta potrebbe essere la Juventus o il Milan (se Berlusconi volesse tornare ad avere una squadra competitiva), o proprio il Bayern (anche se l'appeal della Germania - anche a livello economico - non è proprio ai massimi livelli). Ma sta anche nell'ambizione personale di Mourinho di lasciare il proprio nome nella storia del calcio la grandezza di questo allenatore. L'essere speciale. Per questo non si può fermare. Capisco la delusine dei tifosi interisti, ma non si tratta di tradimento, perchè se si fermasse ora, Mourinho tradirebbe se stesso. E invece deve correre, deve cogliere l'onda del suo tempo, deve seguire il suo istinto vincente. I sentimenti che esprime sono reali. Le lacrime con Materazzi sono commoventi e assolutamente sincere. Ma lui è come lo scorpione che incontra la rana e non c'è niente da fare. Dobbiamo solo seguire la sua corsa ammirati o infastiditi, ma tra vent'anni, tutti ricorderemo la grandezza di questo allenatore e la commenteremo con i nostri nipotini.

mourinho strizza l'occhio



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Alberto Zaccheroni
Alberto Zaccheroni alla Juve
 
Non si può vivere di sola Romagna. Non se sei un allenatore professionista, con un gran passato e un futuro ancora da scrivere, visto che non hai ancora 57 anni. Così è probabile che ad Alberto Zaccheroni il porto-canale di Cesenatico, nonostante sia un gioiello progettato da Leonardo da Vinci, fosse venuto un po' a noia: da quasi tre anni, cioè da quando il Torino lo esonerò a metà stagione (26 febbraio 2007), Zac passeggiava per le vie della cittadina in cui vive, parlando di calcio e sognando il suo ritorno in attesa della chiamata giusta. E non c'è peggior malinconia, si sa, di quella che vive chi ha conosciuto l'ebbrezza della piena realizzazione del proprio lavoro e ora si ritrova in disparte. Ma adesso Zaccheroni torna. E sulla panchina più prestigiosa d'Italia. (Repubblica)

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Io vorrei sempre tenere per la squadra allenata da Alberto Zaccheroni. E' un sacchiano dal volto umano, ma dal polso forte. Un conversatore straordinario e uno che vive davvero, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, di calcio. Ho avuto la fortuna di stare a cena con lui in due occasioni: a Modena (nella notte dei tempi) e nel settembre del 2008 a Firenze, quando fu ospite di Nessuno Tv in una puntata zero di Calciopoli, il programma che avremmo voluto ralizzare ogni lunedì sera. Alla Juve avrà la fortuna di avere alle spalle una grande società, cosa che gli è successa solo al Milan. Non ci sarà un presidente esuberante (e, come è avvenuto all'Inter, poco trasparente) che valuterà il suo lavoro. L'obiettivo della Juve è quello di tornare nel giro Champions. Se ci riuscirà meriterà di restare, in caso contrario l'Italia calcistica avrà ritrovato, comunque, un allenatore che merita la serie A (o una buona panchina europea). 
 
Un grande in bocca al lupo, mister!


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I Ricordi Dell'Imperatore

Inter Milan's Adriano jumps for the ball during their Champions League soccer match against Panathinaikos at San Siro stadium in Milan November 26, 2008

"Dopo la morte di mio padre sono caduto in una depressione che sapevo curare solo con l'alcol. Non smettevo mai, bevevo qualsiasi cosa mi capitasse davanti. Ero felice solo così". La scelta di lasciare l'Europa aveva spiazzato molte persone, ma Adriano era convinto fosse quella giusta. "Pensavano fossi stato un folle a rinunciare al contratto, ma non esistono soldi in grado di compensare l'affetto familiare. Ho lasciato sul tavolo tanti milioni, ma ho trovato la felicità". L'ex numero 10 interista rivela il suo rapporto travagliato con Roberto Mancini. "Mi presentavo alla Pinetina ubriaco e mi mandavano a dormire in infermeria, mentre alla stampa raccontavano di problemi muscolari. Non smettevo mai di bere, la situazione divenne insostenibile: iniziai ad entrare in conflitto con Mancini e dovetti lasciare l'Inter". (Repubblica)

adriano in ascolto

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Julio Cesar e Adriano dopo la vittoria contro il catania

Poteva essere un giocatore enorme, si è rivelato un uomo fragile. Chissà se ora riuscirà a ritrovare un equilibrio.  L'età e le doti atletiche le ha ancora.

Adriano Leite Ribeiro



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L'Era Glaciale

Daria Bignardi al via con l'era glaciale

Però la scelta di passare a RaiDue è stata naturale, era diverso tempo che Antonio Marano ci manifestava attenzione. E la cosa ci ha gratificato ovviamente.
(
Affari Italiani)

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Di programmi come L'Era Glaciale, purtroppo, non ce ne sono. Quindi, lunga vita a questa produzione.
Quella di stasera era la prima puntata e come tale deve essere valutata con qualche riserva.
Lo studio ricorda Le Invasioni Barbariche, ma è più ricco, pomposo, carico di suggestioni e di citazioni, forse anche troppe. La regia è come al solito raffinata, ma non ha ancora il calore e l'intensità necessarie: mancano i particolari e si ha quasi l'impressione che le camere non abbiano tutte le ottiche necessarie. Il resto sono i contenuti, ottimi. Di fatto sono le interviste barbariche con in più alcune chicche del repertorio delle Teche, patrimonio nazionale di straordinario valore.
Apprezzo che si sia asciugato il programma dai talk e in questo modo ne ha tratto giovamento il ritmo. Daria è come sempre brava, anche su terreni non propriamente suoi. Ho trovato bella l'intervista a Roberto Mancini, soprattutto per gli imbarazzi e per le cose che l'ex allenatore della seconda squadra di Milano non ha detto. Era la prima puntata e un po' di incertezze ci stanno e sono certo che con il fluire delle puntate le cose miglioreranno.
Un ultima annotazione riguarda la scelta editoriale della Rete Due. Non sono convinto della collocazione in palinsesto. Mi pare che per un programma come questo si dovrebbe ragionare su una vera seconda serata: le dieci e mezza. So che questo non è teoricamente possibile, ma se il direttore non forza su questo punto temo che possa essere difficile raggiungere alti numeri di share. Daria Bignardi ha acquisito la forza delle star, ma da sola non può bastare ed è un investimento che la rete deve tutelare.



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Arroganza Di Rigore

Mourinho ne vorrebbe due... Di rigori a partita?

Dopo le polemiche per il rigore concesso all'Inter nella sfida contro la Roma, il tecnico portoghese si esibisce in conferenza stampa in un lungo sfogo parlando di «manipolazione dell'opinione pubblica». L'allenatore non usa mezzi termini per attaccare la Juventus, la Roma e Spalletti. «A me non piace la prostituzione intellettuale, mi piace l'onestà intellettuale - dice -. Negli ultimi due giorni non si è parlato della Roma che ha grandissimi giocatori, ma che finirà la stagione con zero titoli - sottolinea Mourinho - Non si è parlato del Milan che ha 11 punti meno di noi e chiuderà la stagione con zero titoli. Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali. Noi invece abbiamo vinto solo una partita con un errore arbitrale, a Siena». (
Corriere)

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Mourinho ha ragione. L'Inter ha preso il posto della Juve e deve comportarsi in questo modo. Non è stato lui a portare la seconda società milanese a questo livello, ma tocca a Mou abbondare nella dose di arroganza per ricordare a tutti chi è il padrone. Il calcio è così. Conta solo chi vince e chi vince è aiutato a vincere. Se Berlusconi non fosse stato anche il capo dell'Italia, la sobrietà del Milan nei momenti di dominio sarebbe stata assai minore. Mourinho si rende conto da essere contornato da gente che ha i soldi, ma pochi altri attributi e si fa carico di mostrare i suoi.

Non l'avevo ancora scritto: il rigore su Balotelli non c'era, ma darlo non mi è sembrato uno scandalo.



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Il Compagno Mourinho

Renzo Ulivieri guarda fisso

"Di Mourinho mi piace molto il fatto che metta il gruppo prima di tutto". Lo ha detto il presidente dell'Assoallenatori, Renzo Ulivieri. L'allenatore dell'Inter "ha uno spirito da cooperativa nel quale mi riconosco, e i singoli li mette dopo il gruppo" ha detto Ulivieri in un'intervista a Red Tv. E ha aggiunto, con riferimento al flop Quaresma: "Se fossimo in grado di azzeccare tutti i giocatori che segnaliamo faremmo un altro lavoro". (
Tuttosport)

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Mourinho mi piace un sacco. Non so se sia il migliore ad allenare e a schierare la squadra, ma come tutti quelli del genere di Arrigo Sacchi è cocciuto e autoreferenziale. Capace di imprese sensazionali e di sconfitte con l'Atalanta. Per questo motivo credo che farà bene in coppa. In campionato non avrà problemi tale è la siderale distanza tra la rosa nerazzurra e le altre. Con il derby la pratica sarà chiusa. Purtroppo. L'idea che Mourinho sia un comunista cooperativo non è male.


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Mourinho E Il Re Nudo

Mourinho e le indicazioni alla squadra

... Se il presunto sfogo di Mourinho dopo la sconfitta contro l'Atalanta arriva sui blog e sui quotidiani è difficile ignorare non tanto l'episodio, che ovviamente nessuno può confermare, quanto le reazioni che le voci stanno provocando. «Il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c'era nessuno. Il terzo all'ultimo minuto. Siete una squadra di m...» avrebbe detto Mourinho ai giocatori nel faccia faccia alla Pinetina dopo la figuraccia. (
Corriere)

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Io l'ho scritto: era impossibile che gli interisti non sapessero quale fosse la realtà. Hanno dovuto pagare milioni perchè ci fosse uno che glielo spiegasse per bene... Un po' la storia del Re Nudo.



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Roberto Mancini Al Real Madrid?

Real Madrid

Il presidentissimo Ramon Calderon medita l'esonero del suo mister tedesco in caso di nuovi ko nella Liga, dopo l'eliminazione clamorosa in Coppa del Re contro una squadra di terza divisione. Chi per la sua sostituzione? Girano un po' di nomi a Madrid, ma clamoroso al Bernabeu, tra di essi ne spunta uno assolutamente inedito: Roberto Mancini. L'ex tecnico dell'Inter è molto apprezzato dalla dirigenza merengue che lo ha inserito tra le possibilità. Il favorito di Pedrag Mijatovic però resta il 45enne Michel, bandiera di un Real che fece sognare i tifosi spagnoli negli anni '80. (
Affari Italiani)

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Roberto Mancini al Real potrebbe essere una buona idea. Per gli avversari. E soprattutto per Massimo Moratti (che per ora gli paga lo stipendio).



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Calciopoli E' Finita

Roberto Mancini su una panchina vuota

Moratti ha una visione seriamente wagneriana dei propri dipendenti. Devono avere quello che lui non ha, la possibilità inappellabile di trasformare la poesia in realtà. Non basta vincere, bisogna essere epici. Mancini era appena inciampato sull'orlo di una crisi di nervi. Quella è stata la fine, quella notte stessa Moratti decise che avrebbe chiamato Mourinho. (
Sconcerti sul Corriere)

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Non sono d'accordo con Sconcerti. Mancini non è un allenatore e tutto quello che ha vinto è qualche coppa Italia. I tre Campionati sono stati assegnati in altra forma (lo sanno bene a Roma) e non c'è alcun merito dell'eterno ragazzo di Jesi. Lo sa lui, lo sanno i tifosi dell'Inter, lo sanno tutti quelli che hanno seguito il calcio in questi anni. Calciopoli è finita con i 20 minuti di colloquio tra Moratti e Mancini ed ora finalmente si volta pagina e si torna a fare sul serio. Nel momento in cui, con il prossimo campionato, ritorna il calcio, è evidente che una squadra come l'Inter non può fare a meno di avere qualcuno che sa fare l'allenatore.

 



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