
Nichi Vendola, si presenta come elemento di rottura, parla alla sinistra e indica la sua linea, usando anche termini ispirati dai giochi di carte: «Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli delle larghe intese: le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi». Queste le parole d'ordine espresse a Bari, durante gli "Stati generali delle fabbriche di nichi" davanti a una platea di circa duemila persone provenienti per il 40% dal resto d'Italia, in molti dal Settentrione. La manifestazione è stata seguita anche attraverso il web e i social network: la fan page di facebook di Nichi Vendola ha raggiunto quota 167.000, con 4.800 nuovi fan negli ultimi tre giorni. (Corriere)
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Conosco Nichi dal febbraio del 1985. Era sconosciuto ai più, ma arrivò sul palco del congresso della FGCI a Napoli e tenne un discorso che emozionò e infiammò la platea. La forma del suo eloquio barocco e le ardite metafore erano una novità in un'organizzazione ancora orfana del Principe D'Alema (che se ne era già andato da 5 anni). Da allora, il ragazzo di Terlizzi, ha fatto molta strada. Soprattutto ha vinto le elezioni in Puglia. La grande impresa è stata la prima vittoria, perchè la seconda volta, qualche mese fa, nonostante il nervosismo e gli autogol del PD, si è trattato di una formalità. Nichi si è fatto amare dal suo popolo e probabilmente ha fatto anche un buon lavoro di amministratore. Io non ci avrei scommesso. Perchè una cosa sono i discorsi e un'altra è la prova del governo. Meglio così. Oggi abbiamo un leader politico importante. Uno capace di rappresentare una parte significativa del Paese: la Puglia. Se Nichi esce dalla Puglia riprende il ruolo di ottimo oratore e basta. Diventa un fenomeno locale in trasferta. Se dovessi paragonare il livello di Vendola a quello di qualche altro dirigente del centrosinistra, mi viene in mente solo Antonio Bassolino. Qualcuno ricorderà che ad un certo punto Don Antonio era considerata la grande speranza della sinistra: nel 1998 per non frustrare le legittime aspirazioni di Bassolino, D'Alema gli fece anche fare il Ministro del Lavoro. Lo fece malissimo, perchè non si può dirigere una regione e poi fare anche il ministro, ma fu il modo per ridimensionarlo e riportarlo a più miti consigli. Nichi è ambizioso e presuntuoso. E' intelligente ed è l'ultimo esemplare della sinistra comunista del No alla svolta di Occhetto che è sopravvissuto. Questo è un elemento che lo motiva e che lo rende forte nel cercare di essere l'uomo della rivincita. Psicologicamente è un elemento molto importante. Io gli faccio molti in bocca al lupo. Ma sono convinto che oltre il Tavoliere farà molta fatica a mietere soddisfazioni. L'ultima volta che si è messo in gioco, nella corsa alla segreteria di Rifondazione Comunista, è stato sconfitto da Paolo Ferrero che, con tutto il rispetto, non è un Andreotti di sinistra.