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Lea Seydoux

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Babele
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La Coperta Corta Del PD

Pier Luigi Bersani mostra i pugni

"Le regionali? L'ultima tappa di una stagione precedente". Pazienza se Dario Franceschini si offende. Perché Pier Luigi Bersani deve difendere la sua segreteria nata pochi mesi fa da un vento che il centrosinistra conosce bene: il logoramento interiore, la battaglia dentro il suo orticello. "E non è vero che abbiamo tre anni per costruire un progetto: nel 2011 si va alle urne a Milano, Bologna, Napoli, Torino". Come dire: sarà quello il test della sua leadership. Un anno di tempo per trovare la rotta. Ma dopo l'euforia delle campagne elettorali (primarie e elezioni amministrative) il segretario ha potuto misurare i problemi. (Corriere)

 

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Forse è stata la più breve luna di miele che sia stata concessa ad un segretario, ma il tema è ormai se il PD è utile o no. La minoranza interna, con diversi toni di grigio, ormai va verso il dissolvimento e la fuoriuscita a piccoli gruppi o un floating a basso regime. La maggioranza al momento è coesa, ma è difficile diventare leoni se si sente la terra sotto i piedi che non tiene. La coperta del PD è troppo corta ed, avendo perso tutto questo tempo senza costruire nulla, da Veltroni in qua, diventa difficile avere un nuovo profilo riformista credibile, affidabile, forte e in grado di raccogliere il consenso della maggioranza degli italiani. Non si è alzata la testa dall'osso che si aveva in bocca e ora la polpa è finita. Certo: sono d'accordo sulla necessità di portare a casa qualche risultato dal giro delle riforme (ma ora potrebbero farle anche senza di noi), sono d'accordo sull'alzare i toni sui costi della politica (ma Di Pietro è più credibile), sono d'accordo per aprire la coalizione a Casini (ma si deve arrivare fino a Grillo). Insomma non c'è la formula magica, se non la politichetta del sopravvivere, che equivale ad una consunzione più o meno lunga.

Pier Luigi Bersani in conferenza stampa



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Soddisfazioni Tascabili

Renato Brunetta dopo la sconfitta di Venezia

A Lecco risultato in controtendenza rispetto alla regione Lombardia: Roberto Castelli, esponente di punta della Lega Nord, ha perso la sfida per la poltrona di primo cittadino. Il nuovo sindaco è Virginio Brivio, che ha ottenuto al primo turno il 50,2% dei consensi, distanziando nettamente il vice ministro dei Trasporti del governo Berlusconi che si è fermato al 44,2%. «I lecchesi erano evidentemente troppo scontenti dell'amministrazione uscente - ha detto Castelli al Corriere.it -. E forse sono stato penalizzato dall'avere annunciato che non avrei rinunciato all'incarico nel governo. Ma penso che sia stato giusto essere onesto con gli elettori». A Venezia il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha ammesso la sconfitta. Il suo 42,6% non basta rispetto al suo rivale di centrosinistra Giorgio Orsoni che, con il 51,1%, diventa sindaco già al primo turno. «Ho telefonato a Orsoni per congratularmi. Se avessi avuto i voti della Lega che ha avuto Zaia, avrei vinto al primo turno» ha commentato Brunetta. L'unica amarezza, spiega, è stato il calo della Lega: «Proprio qui a Venezia, nello stesso giorno in cui si è votato per le regionali, la Lega ha perso 8 punti su 19: se io avessi avuto gli stessi voti della Lega che ha avuto Zaia avrei vinto al primo turno». Brunetta ha detto che non si candiderà più nella città lagunare dopo due sconfitte: la prima nel 2000 al ballottaggio contro Paolo Costa e oggi, a distanza di 10 anni, contro Orsoni. (Corriere)

Roberto Castelli assai perplesso

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Renato Brunetta vota a Venezia

Nel turno amministrativo dal quale il PD esce "diversamente vincitore" ci sono alcune soddisfazioni tascabili da mettere nelle cose da ricordare.

Renato Brunetta dopo la sconfitta di Venezia Giannelli



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Fabio Rainieri

Fabio Rainieri con salame in mano

Pier Ferdinando Casini, uscendo dall'Aula dopo la bagarre, si è detto «impressionato». Durante la rissa è stato colpito da un volume del Regolamento della Camera. Incrociando in Transatlantico il ministro Zaia sottobraccio a uno dei protagonisti della rissa, Fabio Rainieri, il leader Udc gli ha detto: «Per favore, un minimo di decenza. Ho visto i leghisti venire giù come dei pazzi, mi è anche arrivato un Regolamento in testa. Siamo allo squadrismo, non è che possiamo trasformare la Camera dei deputati nella Camera dei fasci». (Corriere)

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Nei periodi troppo tranquilli (e questo lo è, visto che la Camera è solo un "votificio") la Lega sparisce. E quando sparisce la Lega i leghisti si innervosiscono. Se poi ci mettiamo che gli emendamenti votati a Montecitorio indeboliscono uno dei campioni padani - il ministro Zaia, candidato al governatorato del Veneto - il piatto è servito. Da qui alle elezioni regionali, la pancia del PDL emetterà altre flatulenze.

Fabio Evangelisti consegna il premio poeti della comunità europea



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Renata Polverini

renata polverini discute

I candidati governatori di Veneto e Piemonte, per la coalizione di centrodestra nelle elezioni di fine marzo, saranno della Lega. Lo ha approvato alla unanimità l'ufficio di presidenza del Pdl, riunito a Palazzo Grazioli in assenza di Silvio Berlusconi, ancora ricoverato in ospedale. Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, sarà la candidata del Popolo delle Libertà a presidente della Regione Lazio. Il Pdl candiderà inoltre Roberto Formigoni in Lombardia, Sandro Biasotti in Liguria e Giuseppe Scopelliti in Calabria. Per quanto riguarda la Lega le indiscrezioni più insistenti danno l'attuale capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota, favorito per la corsa alla Regione Piemonte, mentre l'attuale ministro dell'Agricoltura Luca Zaia potrebbe prendere il posto di Giancarlo Galan. (Il Sole 24 Ore)

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Come laziale poteva anche andare peggio, almeno avremo una presidente. Renata Polverini è una dialogante e abbastanza aperta. La prova del governo è un'altra cosa rispetto ad un microsindacato, ma mi pare abbastanza smaliziata e pratica da potere interpretare bene il suo nuovo prossimo ruolo. Poco meno di un anno fa le chiesi di condurre un programma su RED, ne parlammo, ma alla fine gli impegni e la sovrapposizione di altre cose ha fatto cadere la cosa. A questo punto, l'unica arma che ha la sinistra è quella di candidare Giovanni Floris. (PS. E' una battuta! Magari dopo Badaloni e Marrazzo qualcuno pensava che dicessi sul serio)

Renata Polverini a Ballarò



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Cavalli Di Razza

romano prodi scettico in bianco e nero

Romano Prodi durante il suo ultimo viaggio in Cina ha firmato un contratto per diventare commentatore di politica internazionale per la tv di stato Cctv. (TGcom)

«Non esiste nessuna ipotesi di mia candidatura, checchè ne scrivano alcuni giornali». Walter Veltroni mette a tacere le voci di una sua corsa alle Regionali di marzo. (Il Giornale)

Secondo fonti del Pse, il nuovo incarico di cui si sta discutendo nella famiglia socialista potrebbe essere quello di presidente di tutte le fondazioni europee dei 27: ovvero D'Alema, che è già presidente della fondazione Italianieuropei, andrebbe a dirigere la «madre» di tutte le fondazioni simili d'Europa, che rientrano nella famiglia progressista e democratica europea. Un incarico propedeutico alla creazione del «pensiero progressista nuovo» invocato ieri dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani nel suo intervento al congresso. (Il Tempo)

Massimo D'alema fiut fiut

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Walter Veltroni si regge il mento

I cavalli di razza del PD stanno mordendo il freno tra televisioni, fondazioni e libri, invece di prendere il sentiero della pensione e trovano pace e non pongono limiti alla fantasia. Ne hanno ben donde, quello che c'è dietro di loro non è proprio una scuderia di purosangue pronti a correre e a vincere su ogni traguardo. Romano Prodi, Walter Veltroni e Massimo D'Alema sono ancora meglio degli altri, peccato che non siano in grado di stare in un'unica stanza insieme per più di trenta secondi. Sono stato esagerato nel valutare il tempo?



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Cacciari, Il Socrates Della Politica Italiana

Massimo Cacciari Venezia sullo sfondo

«Non intendo più candidarmi a nulla. Nel 2010 non farò più il sindaco di Venezia, né il deputato. Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita?». Massimo Cacciari si ritira? «Continuerò a dire la mia, ma non accetterò più impegni organizzativi. Ho già dato, serve realismo...» (Corriere)

Massimo Cacciari in un disegno per Il Foglio

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Socrates

Quante volte bisogna perdere? Dipende dalle sconfitte. La definitiva è solo una. Cacciari, Cacciari... Io ho sempre trovato Massimo Cacciari una persona di intelligenza superiore, ma troppo aristocratico per fare politica anche con il cuore e con il fegato. A lui bastava mostrare il cervello per pretendere l'adorazione di tutti.
Ho fatto un rapido sondaggio con alcuni amici sapere a chi accostavano Cacciari se fosse stato un calciatore. I nomi che sono venuti fuori sono: Falcao, Ronaldinho, Giannini, Capello, Beccalossi, Bulgarelli, Antognoni, Zico... Qualcuno mi ha detto: "un numero 10 di provincia tipo Stroppa (che segnò per il Milan in una finale di coppa intecontinentale) o Maiellaro che appena passa a una grande squadra finisce subito in panchina". Ma io preferisco paragonarlo a "Il Dottore": Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio noto come Sócrates. Colto, dotato di una tecnica sopraffina, grandi geometrie, ma lento, spesso involuto e soprattutto più portato all'estetica del gesto atletico che alla sostanza. Grandi mezzi, grandi potenzialità, ma svolgiato, spesso distratto. Uno a cui non è mai piaciuto soffrire e che non si dannava l'anima nè per coprire, nè per rincorrere le palle vaganti. Un giocatore meraviglioso da vedere, quanto difficile da sostenere per la squadra. Giocò anche nella Fiorentina ed era in Italia la formazione perfetta per lui: la compagine che aveva buoni giocatori, spesso giovani, spesso di grande qualità ma che per una ragione o per un'altra non arrivava mai ad un obiettivo prestigioso. La squadra delle eterne promesse mancate.
Massimo Cacciari, che mi sta simpatico anche per il sangue imolese che scorre nelle sue vene, lo associerò per sempre alle elezioni regionali del 2000: era il candidato del centro sinistra nel Veneto, contrapposto ad un agente di Publitalia allora sconosciuto, tal Giancarlo Galan. I sondaggi lo davano in vantaggio di 20 punti, per la sua popolarità, perchè aveva fatto benissimo il sindaco di Venezia, perchè ai sondaggi di solito rispondono solo quelli che leggono i giornali. A lui erano legate molte delle speranze di vittoria di quella tornata elettorale... fu piallato. Ancora adesso per scherzare con i miei colleghi dell'epoca dico: "I dati del Veneto non sono ancora definitivi, possiamo sperare in Cacciari...", ma, come la Fiorentina degli anni 70, Cacciari non si impone mai, troppo bello da vedere per potere fare gol. 

Massimo Cacciari e l'arcivescovo di Venezia Cardinale Scola



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Le Capriole Di Calderoli

Roberto Calderoli mentre si sbottona la camicia in tv e mostra parte della maglietta con le vignette su Maometto

«Insomma. Ieri sia il Corriere con An­gelo Panebianco che Repubblica con Eu­genio Scalfari hanno parlato esplicita­mente della successione a Silvio Berlu­sconi. Non passa giorno senza che si leg­ga del declino del premier. Un declino di cui oggettivamente non si ha notizia: il consenso di Silvio Berlusconi è e resta formidabile».

E dunque?
«Dunque si conferma il mio allarme per un’operazione in corso che vorrebbe dimissionare sia Berlusconi che Umber­to Bossi. E magari pure Antonio Di Pie­tro. Un’iniziativa dei potentati economi­ci per sostituire chi è al governo con qualcuno di più malleabile».
(Corriere)

roberto calderoli indiano

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roberto calderoli mostra i muscoli

Il dibattito politico ha un che di surreale. Ma Calderoli, rovescia le parti: i carnefici diventano vittime; e  ci offre una lettura dello scontro in atto che ha una presa in quella parte di opinione pubblica (maggioritaria) che si occupa di politica una, due volte l'anno. L'accenno a Di Pietro è significativo: gli elettori dell'IDV sono quelli più avvicinabili dalla Lega e quindi vanno distinti dagli altri. Una posizione, come diceva Bossi una volta, popolana.



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