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Un adolescente si trova su un muro su Venice Beach a Los Angeles , California, 21 luglio, 2010

la foto del giorno
Babele
Babele

Walter & Veronica

veronica lario qualche anno fa

L'impresa è quasi impossibile, ma il reclutatore non si scoraggia: «Voglio Veronica Lario in squadra». Eccola, l'ultima novità del candidato principe alla segreteria del Pd prossimo venturo. In piena corsa verso le primarie del 14 ottobre, Walter Veltroni si concede in un'intervista a Maria Latella e sul settimanale A prova a tradurre il modello Sarkozy nell'italica scelta dei compagni di strada assoldati direttamente dal campo avversario: «Ci sarebbe una donna che non so come collocare nel nostro panorama politico, e di cui conosco le curiosità culturali...».
(Corriere 1 e 2, la foto di Veronica, qui sopra, è di qualche anno fa)

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Vedi un po' cosa succede a frequentare Tom Cruise... 






http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_03/veltroni_veronica_berlusconi.shtml

MILANO — L'impresa è quasi impossibile, ma il reclutatore non si scoraggia: «Voglio Veronica Lario in squadra». Eccola, l'ultima novità del candidato principe alla segreteria del Pd prossimo venturo. In piena corsa verso le primarie del 14 ottobre, Walter Veltroni si concede in un'intervista a Maria Latella e sul settimanale A prova a tradurre il modello Sarkozy nell'italica scelta dei compagni di strada assoldati direttamente dal campo avversario: «Ci sarebbe una donna che non so come collocare nel nostro panorama politico, e di cui conosco le curiosità culturali...».

Sì, l'obiettivo più ambito sarebbe Madame Berlusconi in persona: «L'ho incontrata qui in Campidoglio e mi sembra abbia due caratteristiche rare, entrambe utili a questo Paese: è open minded, curiosa e ha una grande autonomia intellettuale. Mi sembra una personalità di primissimo piano». E se non ha ancora pensato a un incarico da cucire addosso alla consorte dell'ex presidente del Consiglio, il sindaco di Roma ritiene però che «sarebbe bello disporre di un contesto dove Veronica Berlusconi possa dare un suo contributo. Tra l'altro, in questi anni, ho molto apprezzato la sua discrezione. In un mondo ossessionato dallo star system, è davvero una persona rara». È solo l'ultimo, Veltroni, ad essersi accostato al fan club «rosso» dedicato a Miriam Bartolini. Il primo che intuì quanto la first lady più schiva della storia istituzionale potesse essere utile alla sinistra fu Paolo Flores D'Arcais, che nel marzo del 2003 la invitò a dire ciò che pensava della guerra in Iraq in una lunga riflessione pacifista pubblicata su MicroMega. Quella sua convinzione che «se i movimenti pacifisti non ci fossero, sarebbe il deserto spirituale, una pietrificazione delle coscienze» le attirò in men che non si dica l'amore incondizionato di Cobas, Disobbedienti e No-global. Contentissimi, a modo loro, Luca Casarini («Purtroppo dubito che possa influenzare il marito...») e Francesco Caruso («Se è vero, deve divorziare e chiedere gli alimenti). Ma volle dire la sua anche la diessina Livia Turco: «È davvero un bell'esempio di autonomia e autorevolezza femminile. È la conferma di quanto sarebbe meglio se a governare fossero le donne».

Sette mesi dopo (ottobre 2003) arrivò il turno di Franca Rame, non ancora scoraggiata senatrice dell'Idv ma furiosa compagna di un Dario Fo a rischio censura per il suo Anomalo bicefalo tutto incentrato sul Cavaliere. Veronica Lario ne auspicò pubblicamente la messa in scena e la compagna storica del Nobel per la Letteratura — rivendicando da sempre «una sorta di simpatia» per la moglie dell'odiatissimo premier — la ripagò con parole affettuose affidate alla prima pagina dell'Unità: «Una donna con la D maiuscola, che dimostra cultura e intelligenza e che si è esposta per difendere un principio di democrazia». Gli ammiratori sono poi diventati un'intera legione lo scorso febbraio, dopo l'uscita della lettera nella quale la signora Berlusconi pretendeva dal marito pubbliche scuse causa eccessivo machismo. Giovanna Melandri e Franca Bimbi, Marina Magistrelli e Franco Giordano, Barbara Pollastrini, Sandra Bonsanti, Vladimir Luxuria e Paola Binetti, Antonio Polito: tutti a difendere lei, «il suo coraggio e la sua forza intellettuale, la sua autonomia e la sua dignità». Ci si è messo persino Roberto Benigni, che a marzo, dal palco del suo Tutto Dante, si è rivolto all'illustre ospite seduta in platea al Palasharp di Milano: «Veronica, se non fossi sposato la sposerei...». E adesso il «corteggiamento» di Veltroni. Chissà se il Riformista rispolvererebbe ancora oggi il «complesso di Veronica» coniato 4 anni fa, quell'antica sindrome della sinistra italiana «che consiste nel dar ragione a chiunque dia torto a Berlusconi e ai suoi accoliti anche quando hanno ragione» e, soprattutto, nell'applaudire a qualsiasi cosa dica «la moglie del tiranno».

Elsa Muschella
03 ottobre 2007

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http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_03/severgnini_moglie_nemico.shtml

Strano destino quello della signora Veronica. Contesa, citata, chiosata, commentata. Tutto, sempre, suo malgrado. Si parla di lei per parlare di lui. La si eleva, per sminuirlo. La si loda, per limitarlo. Parlare della virtù muliebre è un modo per deplorare il vezzo macho d'illuminarsi di fronte a ogni scollatura. L'ultimo è stato Walter Veltroni, nell'intervista ad A di Maria Latella.

Immaginiamo la signora Lario — strano nome lacustre, chissà se se l'è scelto da sola — impegnata a leggere un libro, o a scegliere un menù. Qualcuno la informa che il probabile segretario del Partito democratico, e possibile capo di governo del futuro, l'arruola. La signora, essendo una signora, avrà detto: «Pure lui?». Il comico fiorentino, il filosofo veneziano, il giornalista torinese, il politico romano: è dai tempi del Teatro Manzoni, probabilmente, che non riceva tanti applausi. E questa volta — qui sta il bello — non le tocca neppure recitare. Chi non le ha concesso un'apertura di credito, non le ha offerto una sponda, non le ha regalato un complimento? Walter Veltroni è abile: il suo abbraccio sa essere, insieme, tattico ed ecumenico. La signora, dal sindaco itinerante, è stata definita «curiosa » e «autonoma». Un modo elegante per dire che lei, Veronica, non è tipo da chioma fiammante e calze autoreggenti. Forse le compagne del passato di sinistra — quelle che Berlusconi, a letto, l'hanno avuto solo dentro gli incubi — non saranno contente di venire soppiantate così, da una donna che ha detto sì, cose sensate, ma il cui grande merito, agli occhi del capo, è aver sottilmente torturato l'avversario. In modo abile, dall'interno della mura. Non sarà certo l'ultima volta che Veronica Lario verrà tirata per i (bei) capelli. Forse non le dispiace nemmeno: dopo tanta silenziosa pazienza, le tocca questo destino da eroina omerica. Gli uomini di battono per lei. Non tutti, non sempre, non necessariamente in maniera sincera. Ma certo in modo cavalleresco e spettacolare.

Il consorte legittimo, come Menelao, vede questa gioventù battersi in maniera confusa. Non possiamo sapere cosa passa nella testa di Silvio Berlusconi di fronte a questo strano spettacolo: lui, infatti, non lo dice. La sua reticenza, ovviamente, si spiega: meglio non fornire occasioni verbali alla consorte, dopo averle concesso tanti motivi di perplessità coniugale. Di sicuro, altrove non è mai successo: Bush non voleva Hillary al governo, Brown non flirta con la giovane moglie di Cameron. Ma questa è l'Italia. Forse la vecchia regola «il nemico del mio nemico è mio amico » non vale più. A meno che il nemico abbia una moglie: allora diventa tutto più perfido e soddisfacente.

Beppe Severgnini
03 ottobre 2007



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