
La bulgara Rumiana Jeleva ha deciso di ritirare la propria candidatura a commissaria dell'Unione europea alla Cooperazione e aiuti umanitari. Lo ha reso noto il capogruppo del Ppe all'Europarlamento, Joseph Daul, in una conferenza stampa. «Non credo avesse le capacità, ma è stata vittima di una piccola guerra politica abbastanza patetica», ha aggiunto Daul. (Corriere)

* * *

A livello europeo non è sempre semplice attivare filtri riguardo alla moralità, alla capacità, e al conflitti di interessi che certi personaggi rappresentano e il livello di burocratizzazione di ogni attività è tale che, come si dice, passa la voglia... Però quando è il momento di decidere, capita ogni tanto che si ritorni alla radice delle questioni e se una persona non riesce a rispondere in modo inequivocabile alle accuse relative al proprio conflitto di interessi, ad affari poco chiari con il dottor Krassimir Jelev, banchiere e suo legittimo consorte, alla fine deve rinunciare all'incarico europeo... E' facile.

http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_19/ue-rinuncia-jeleva_63298668-04e5-11df-aece-00144f02aabe.shtml
Si dimette anche da ministro degli Esteri di Sofia
Ue, lascia la commissaria bulgara Jeleva
Il capogruppo Ppe a Europarlamento: «Non aveva le capacità, ma è vittima di piccola guerra politica patetica»
STRASBURGO - La bulgara Rumiana Jeleva ha deciso di ritirare la propria candidatura a commissaria dell'Unione europea alla Cooperazione e aiuti umanitari. Lo ha reso noto il capogruppo del Ppe all'Europarlamento, Joseph Daul, in una conferenza stampa. «Non credo avesse le capacità, ma è stata vittima di una piccola guerra politica abbastanza patetica», ha aggiunto Daul. Lunedì però l'ufficio legale del Parlamento europeo aveva stabilito che il passato di amministratore delegato di Jeleva nella Global Consult, una società bulgara di consulenza per la privatizzazione, non era in conflitto con il ruolo di commissario per gli aiuti umanitari che il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, avrebbe voluto affidarle. Ma nel gennaio 2009, secondo i servizi giuridici dell'Europarlamento, Jeleva avrebbe «firmato importanti documenti finanziari come manager della Global Consult», mentre lei stessa ha dichiarato di non farne più parte del 2007.
DUBBI - Gli europarlamentari di tutti i gruppi politici, eccetto il Ppe, avevano sollevato dubbi sulla preparazione del ministro degli Esteri bulgaro, ma anche per il conflitto di interessi e gli affari poco chiari del marito banchiere Krassimir Jelev, chiacchierato a Sofia per presunti contatti con la mafia, episodi di corruzione ed evasione fiscale. Jeleva, vice presidente del Partito popolare europeo, ha inviato una lettera al primo ministro bulgaro Boyko Borisov annunciando la sua rinuncia all'incarico europeo e anche a quelle capo della diplomazia di Sofia. La banca in cui lavora Jelev è stata tra i principali finanziatori della campagna elettorale di Borisov, il quale, prima di darsi alla politica faceva la guardia del corpo dell'ultimo dittatore comunista della Bulgaria, come ha ricordato il capogruppo del Ppe Martin Schulz.
SOSTITUTA - Barroso ha annunciato la sostituta di Jeleva: si tratta di Kristalina Georgieva, vice presidente della Banca mondiale. Il voto finale del Parlamento europeo sul nuovo esecutivo è destinato quindi a slittare oltre il 26 gennaio, data inizialmente prevista.Nel frattempo Daul ha nuovamente criticato il candidato commissario per le Relazioni interistituzionali, lo slovacco Maros Sefcovic e l'alto rappresentante Ue per la politica estera, la britannica Catherine Ashton, entrambi socialisti. Il primo per le sue dichiarazioni del 2005 sui rom, la seconda per la sua mancata presenza ad Haiti insieme al segretario di Stato americano Hillary Clinton.
19 gennaio 2010
http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/15/Tiro_incrociato_sui_commissari_caso_co_8_100115019.shtml?fr=correlati
Unione Europea Sotto esame la nuova squadra di Barroso. Socialisti e Popolari si affrontano sui candidati
Tiro incrociato sui commissari Il «caso Jeleva» divide la Ue
Schulz: la bulgara spinta da un premier bodyguard comunista
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - Se ha ragione lei, è tutto un «kompromat»: e cioè, secondo il linguaggio quotidiano dei politici bulgari, una calunniaccia sul passato di un personaggio pubblico. Ma se ha ragione il giornale tedesco Die Welt? A Capodanno, l' aveva definita più o meno come «la moglie di un gangster, pronta per la Commissione Europea». L' accusa contro la signora: conflitto di interessi, affari poco chiari con il dottor Krassimir Jelev, banchiere e suo legittimo consorte, chiacchierato in patria per presunti contatti con la mafia e presunti episodi di corruzione ed evasione fiscale. Accusa subito rispedita al mittente: lei, la bionda Rumiana Jeleva, 40 anni, ministro degli Esteri bulgaro e vicepresidente del Partito popolare europeo, nonché candidata al posto di commissario Ue alla Cooperazione e agli Aiuti umanitari, aveva infatti preannunciato una querela per diffamazione contro il quotidiano tedesco. Ma ora i mormorii sono divenuti un tuono, e il caso è ormai tutto, o quasi, politico. I Socialisti dell' Europarlamento attaccano la Jeleva, i Popolari la difendono («Niente caccia alle streghe»), lei proclama «non ho nulla da nascondere», gli altri tumultuano ai bordi del campo. E nella mischia è finito anche lo «sponsor» più importante del biondo ministro, il premier bulgaro Boyko Borisov (leader del suo stesso partito di centrodestra) che durante una visita a Bruxelles ha ieri bollato gli eurosocialisti come «seminatori di zizzania». La risposta è stata più o meno un colpo di microfono sui denti, sferrato dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Martin Schulz: Borisov, ha detto quest' ultimo, non è che «l' ex guardia del corpo dell' ex dittatore comunista della Bulgaria», e come tale «non ha il diritto di attaccare noi deputati in questo modo». Subito dopo, Schulz (lo stesso Schulz fumantino ma anche sinuoso negoziatore, che qualche anno fa venne ironicamente paragonato in aula a un «kapò» nazista, da Silvio Berlusconi) ha detto al presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che il suo gruppo voterà contro la Jeleva, poiché la ritiene incompetente e poco preparata, e gli ha chiesto «di riflettere su questo, di trarne le conseguenze». Anche il presidente dell' Europarlamento, Jerzy Buzek, avrebbe chiesto a Barroso, in via riservata, una «riflessione», cioè un passo indietro. Il 26 gennaio, l' Assemblea voterà sull' insieme della nuova Commissione. E prima di allora, al di là delle dichiarazioni bellicose, si negozierà certamente. Lo stesso Borisov, sempre ieri a Bruxelles, ha detto che «non sarebbe una tragedia» se la candidatura Jeleva sfumasse. Ma quella bocciatura sarebbe una sconfitta politica per Barroso, e per i vertici della Ue. Anche perché altri candidati al posto di commissario, in queste ore, sono finiti o stanno per finire sotto il fuoco degli eurodeputati: lo slovacco Maros Sefcovic (Relazioni interistituzionali), che nel 2005 avrebbe detto «i Rom sfruttano il welfare slovacco»; il tedesco Günther Oettinger (Energia), che nel 2007 avrebbe difeso la memoria di un ex governatore del Baden-Württemberg, accusato di crimini nazisti; il lituano Algirdas Semeta (Tassazione) e Olli Rehn (Affari economici), criticati per presunte lacune professionali. La «guerra» è forse solo all' inizio, e forse è già in arrivo una riscossa dei Popolari: hanno cominciato a spulciare i curricula degli «altri», i candidati sponsorizzati dai Socialisti.
Luigi Offeddu
loffeddu@rcs.it
RIPRODUZIONE RISERVATA
Contestati
Il tedesco Günther Oettinger, membro del gruppo Popolare candidato come Commissario all' Energia, è stato accusato di simpatie filo-naziste
Lo slovacco Nel mirino il socialista slovacco Maros Sefcovic (Relazioni interistituzionali): i Popolari vogliono chiarimenti su dichiarazioni anti-Rom
Il finlandese e il lituano Criticati per inadeguatezza all' incarico anche il finlandese Olli Rehn, agli Affari economici, e il lituano Algirdas Semeta, alla Tassazione