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Un adolescente si trova su un muro su Venice Beach a Los Angeles , California, 21 luglio, 2010

la foto del giorno
Babele
Babele

Aldo Miccichè e Marcello Dell'Utri

Marcello dell'Utri

A:«Ora i dolenti….ora qual è il problema, se noi blocchiamo… blocchiamo il ritorno dei certificati e li controlliamo. O ce li votiamo noi, parliamoci chiaro! Mi segui?»
M: «Esatto, esatto».
A: «Perché ognuno di questi gentiluomini o c'ha la moglie, o c'ha il cugino, o c'ha il compare nel consolato, e
allora io gli metto due dei miei! O sbaglio?».
M: «Chiarissimo, bello… si, si».
A: «Poi gli… quelli che distribuiscono i certificati, attenzione! Improvvisamente mi vedo arrivare a casa mia
quaranta o cinquanta certificati, mi stai seguendo?».
M: «Si, come no!».
A: «I comunistelli locali sono bravissimi in questo! Ma stavolta io li ho fottuti!».
M: «Bravo! …(ride)».
A: «Non ho perso nessuna elezione e non voglio mancarne una a settantadue anni, che andrò a compiere il dodici
aprile. Le mie possibilità complete nei... paesi, riguardano le seguenti famiglie: siciliani, calabresi, campani, veneti, laziali ed in parte liguri… tu sai la forza della verità nostra! In via molto riservata, sarò assistito benevolmente dai miei cardinali e conseguenzialmente dalla mia chiesa cattolica… L'ultima cosa… le..le..i nostri cari ormai… ormai… amici massoni eccetera, abbiamo superato tutte le varie empasse, ricordati che l'uomo del giorno lì è il nostro presidente dei probiviri, chiaro?».
M: «Sì».
(La Stampa 1 e 2)

* * *

A sta per il faccendiere calabro - venesuelano Aldo Miccichè e M per Marcello Dell'Utri. Il tema è dunque l'impegno della ’ndrangheta nel trovare voti per far eleggere al Senato Nicola Di Girolamo, con i voti taroccati in Germania, procurati dalla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto e dalla cosca Piromalli, per falsificare i voti nella Circoscrizione America Latina.

 

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/52992girata.asp

Il faccendiere: stavolta
abbiamo fottuto i comunistelli
GUIDO RUOTOLO
Il senatore forzista Marcello Dell’Utri, alla vigilia delle elezioni del 2008, quando uscì la notizia dei suoi
rapporti con il faccendiere calabro-venezuelano Aldo Micciché, si difese: «Ero da qualche mese in contatto con lui per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui conoscendo questi russi ho fatto da tramite. Sul discorso delle elezioni, lo misi in contatto con la Contini. Non vedo dove sia la materia del contendere». Marcello Dell’Utri (M) chiama Aldo Micciché (A). E’ l’8 marzo del 2008 alle ore 2,19. Ecco la sbobinatura della telefonata.

M: «Buonasera, sono Marcello Dell'Utri… il signor Aldo».
A: «Tesoro, bello d'Aldo tuo… allora guarda che lì l'operazione mi pare chiusa. Eh… praticamente ehm… la
raffineria, tramite il… Group Cedranal (fonetico) dà l'ok alle cose stesse… quindi l'operazione viene serrata».
M: «Benissimo, benissimo».
A: (i due adesso parlano di elezioni, ndr) «Io ho fatto le varie spese eccetera e ho visto che con 60 mila
dividendo… dividendo….sono dieci Stati eh!».
M: «Si, si, quindi sono… ecco!».
A: «Mi pare, sessanta e trenta novanta… minchia, nemmeno con centomila euro…».
M: «Eh! E’ vero…».
A: «Già ce la cacciamo, insomma! Eh, meglio di così non posso fare eh!».
M: «No, no, no… hai fatto una cosa bellissima, complimenti davvero. Si, si». A: «Allora… assolutamente riservato, attenzione, c'è tutta la cronistoria perfetta che, che… ci sono i voti, ci
sono tutte le speran… le rappresentanze, le cose… attenzione che noi l'operazione grossa che facciamo. Scusami se ti rubo un secondo».
M: «Figurati, figurati».
A: «Sono i cosiddetti voti di ritorno, hai capito? Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza
segreta per i cosiddetti voti di ritorno, che nel 2006 hanno rappresentato più del trenta per cento! E sono stati votati segretamente dai nostri affettuosi avversari. Sai che sono i voti di ritorno, no?».
M: «Si, si».
A: «Se non… se non m'intendi dimmelo… sia ben chiarito che i diplomatici o detti tali non sono nostri amici, di ciò
ho le prove provate, molti di loro hanno i baffetti… quando ti dico i baffetti lo capisci...».
M: «Sì…(ride)».
A: «….e consumano, e consumano molta mortadella non solo tosco-emiliana. Va bene?»
M: «Benissimo, sì, sì».
A:«Ora i dolenti….ora qual è il problema, se noi blocchiamo… blocchiamo il ritorno dei certificati e li
controlliamo. O ce li votiamo noi, parliamoci chiaro! Mi segui?»
M: «Esatto, esatto».
A: «Perché ognuno di questi gentiluomini o c'ha la moglie, o c'ha il cugino, o c'ha il compare nel consolato, e
allora io gli metto due dei miei! O sbaglio?».
M: «Chiarissimo, bello… si, si».
A: «Poi gli… quelli che distribuiscono i certificati, attenzione! Improvvisamente mi vedo arrivare a casa mia
quaranta o cinquanta certificati, mi stai seguendo?».
M: «Si, come no!».
A: «I comunistelli locali sono bravissimi in questo! Ma stavolta io li ho fottuti!».
M: «Bravo! …(ride)».
A: «Non ho perso nessuna elezione e non voglio mancarne una a settantadue anni, che andrò a compiere il dodici
aprile. Le mie possibilità complete nei... paesi, riguardano le seguenti famiglie: siciliani, calabresi, campani, veneti, laziali ed in parte liguri… tu sai la forza della verità nostra! In via molto riservata, sarò assistito

benevolmente dai miei cardinali e conseguenzialmente dalla mia chiesa cattolica… L'ultima cosa… le..le..i nostri

cari ormai… ormai… amici massoni eccetera, abbiamo superato tutte le varie empasse, ricordati che l'uomo del giorno

lì è il nostro presidente dei probiviri, chiaro?».
M: «Sì».
A: «Ti voglio bene».
M: «Grazie Aldo! Un bacione, ciao, ciao!».


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/52991girata.asp

Una telefonata del 2008 di Aldo Miccichè a Dell’Utri svela il piano: fare incetta di schede bianche
e barrarle
GUIDO RUOTOLO
ROMA
Strana, la coincidenza. Che getta un’ombra inquietante sul voto di Camera e Senato dell’aprile del 2008, nelle

circoscrizioni estere. La ’ndrangheta scese pesantemente in campo. Non solo per far eleggere al Senato Nicola Di

Girolamo, con i voti taroccati in Germania, procurati dalla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. Si mobilitò pure

nella Piana di Gioia Tauro, con la cosca Piromalli, per raccattare voti nella Circoscrizione America Latina.

La storia è vecchia, la raccontò in diretta proprio La Stampa, a poche ore dall’apertura delle urne in quell’aprile

del 2008. L’allora procuratore della Repubblica di Reggio Calabria andò a Roma, dal ministro dell’Interno Giuliano

Amato, per denunciare che erano in corso dei brogli elettorali in Venezuela, nella circoscrizione America Latina.

Il ministro Amato dettò poi alle agenzie di stampa: «Ritengo che le misure adottate dalla Farnesina abbiano

prevenuto il danno».

In sostanza, indagando sugli affari della famiglia Piromalli di Gioia Tauro, gli inquirenti si imbatterono in

alcune conversazioni telefoniche tra due personaggi: Aldo Miccichè e Marcello Dell’Utri. Aldo Miccichè, calabrese,

democristiano nella Prima Repubblica, complessivamente ha sommato 25 anni di «cumulo pena» per diversi reati. Un

faccendiere trapiantato in Venezuela. Il senatore Marcello Dell’Utri nell’aprile del 2008 ridimensionò la portata

dei rapporti con Miccichè.

«Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno». E’ il

passaggio chiave di una intercettazione telefonica dell’8 marzo del 2008 (ore 2,19) tra Miccichè e Dell’Utri. Il

piano è semplice: fare l’incetta di schede bianche e votarle. «Ho valutato le spese per tutti i dieci Paesi...

complessivamente mi servono 60.000 euro...». E Marcello Dell’Utri rispose: «Benissimo...».

Un passaggio dell’atto di accusa contro la famiglia Piromalli: Gioacchino Arcidiaco - amico di Antonio Piromalli,

figlio di Giuseppe, detenuto, sottoposto allo speciale regime detentivo di cui all’art. 41 bis, capo di una delle

più potenti ’ndrine insediate nella Piana di Gioia Tauro - doveva incontrare l’onorevole Dell’Utri per

prospettargli talune situazioni che riguardavano la famiglia Piromalli e sollecitare un suo intervento. Il 2

dicembre 2007 viene intercettata una chiamata telefonica nel corso della quale Arcidiaco, in vista di questo

importante incontro, chiede lumi ad Aldo Miccichè, ex uomo politico da tempo residente in Venezuela.

«Voglio capire in che termini mi devo proporre», domanda Arcidiaco. Miccichè non ha al riguardo alcun dubbio: «La

Piana ... la Piana è cosa nostra facci capisciri… il Porto di Gioia Tauro lo abbiamo fatto noi, insomma! Hai capito

o no? Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi, mi hai

capito?...». E, per spiegarsi meglio, aggiunge: «Ricordati che la politica si deve saper fare… ora fagli capire che

in Calabria o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro, ha bisogno di noi… hai capito

il discorso? E quando dico noi intendo dire Gioacchino ed Antonio, mi sono spiegato?». Parole che testimoniano non

solo di quanto sia esteso, profondo e ramificato il potere mafioso esercitato dalla famiglia Piromalli - ai cui

componenti Antonio e Gioacchino fa esplicito riferimento Miccichè nel corso della citata conversazione - ma anche e

soprattutto quali capacità di proporsi verso l'«esterno, addirittura al livello istituzionale nazionale, tale

famiglia possa vantare».

 



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