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Mathieu Bastareaud

Mathieu Bastareaud

Tormentato da un storiaccia noir che solo l'anno scorso l'ha portato sull'orlo del suicidio. Ma feroce, veloce, agile, immarcabile in campo. «Con quel grosso sedere e quel baricentro basso - spiega John Kirwan, l'ex ct azzurro - placcarlo è un incubo». Se ne sono accorti scozzesi e irlandesi. (La Stampa)

Mathieu Bastareaud

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Mathieu Bastareaud

Un poeta maledetto nel rugby francese. Ma potente e impossibile da fermare: il Jonah Lomu d'Europa.

Mathieu Bastareaud


http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/seinazioni2010/201003articoli/25842girata.asp

Da tentato suicida a simbolo francese
Per qualcuno è il nuovo Jonah Lomu

STEFANO SEMERARO
Chi ha paura di Mathieu Bastareaud? Gli inglesi, che dovranno affrontarlo sabato allo Stade de France, sicuramente sì. «Per noi è il nuovo Jonah Lomu», spiega Paul Newman, l'inviato dell'Independent, che peraltro dell'attore americano ha solo il nome. False somiglianze. Il Lomu dei bei tempi era il dio del rugby in jersey Tutto Nero, la prima vera superstar ovale. Un metro e 96 per 120 chili, correva i 100 metri in 10"9: terribile, e bello.

I 110 chili di Mathieu Bastareaud, il centro rivelazione dei Bleus, sono distribuiti decisamente peggio, quasi raggrumati, nei suoi 186 centimetri da figlio delle colonie. Glutei espansi, gambotte mulinanti, facciotto da bulldog e ciuffetto rasta: più che un apollo nero sembra l'incrocio fra l'omino Michelin e un fumetto manga. Sgraziato, apparentemente incongruo, il bibendum delle periferie. Papà e mamma originari della Guadalupa, un’infanzia né comoda né lacrimevole spesa fra Creteil e Messy, alle porte di Parigi. Tormentato da un storiaccia noir che solo l'anno scorso l'ha portato sull'orlo del suicidio. Ma feroce, veloce, agile, immarcabile in campo. «Con quel grosso sedere e quel baricentro basso - spiega John Kirwan, l'ex ct azzurro - placcarlo è un incubo». Se ne sono accorti scozzesi e irlandesi.

Nella prima giornata del Sei Nazioni ha piazzato due mete a Murrayfield, nella seconda ha messo paura persino a Brian O'Driscoll, che schivava il confronto con la gomma dura di Mathieu, con i suoi scarti improvvisi, la sua ciccia intelligente. Contro l'Italia, reduce da un doloretto, ha giocato un quarto d'ora, ma si è fatto sentire. Sabato Lievremont lo userà per potare la Rosa e portare alla Francia il quinto titolo del Sei Nazioni, il terzo Grande Slam dal 2000.

Dopo l'Orco Chabal, un nuovo adorabile «mostro» per i sospiri d'amore dei francesi. A chiamarlo per primo in nazionale quando, ancora19enne, Bastareaud non aveva debuttato fra i professionisti nello Stade Francaise, fu Bernard Laporte nel 2008, per il tour estivo cui però Bastareaud dovette rinunciare per infortunio. Motivo: «Tecnicamente è perfetto, e ha la maturità di un 25enne». Vero a metà. Il lato oscuro del Bibendum è affiorato l'anno scorso nel Tour della Francia in Nuova Zelanda. Una nottata di violenza avvolta nel mistero a Wellington, fra il 21 e 22 giugno, che gli ha lasciato la faccia gonfia e la mente contusa. «Mi hanno assalito dei tifosi All Blacks», anzi, no: «Scusate, ho mentito: ero ubriaco e sono caduto sotto un tavolo». Cosa sia davvero successo (nonnismo? Sesso di gruppo finito male?), non si è mai saputo. «Non vorrei che Mathieu sia stato usato per coprire qualcuno», ha buttato lì Max Guazzini, il patron dello Stade Francias. Francia e All Blacks hanno scelto l'omertà, Bastareaud è stato rimpatriato in fretta ma François Fillon, il primo ministro francese si è dovuto scusare pubblicamente con il suo collega neozelandese John Kay per evitare un incidente diplomatico.

Mathieu ha evitato la radiazione - tre mesi di sospensione e di lavori «socialmente utili» - ma ha rischiato l'inferno. Una settimana dopo Wellington, stato ricoverato in una clinica parigina e messo sotto sorveglianza psichiatrica per 15 giorni dopo aver tentato - sostiene L'Equipe - di togliersi la vita. Sembrava perso. Invece si è ricostruito, in silenzio, con l'aiuto della famiglia e la protezione quasi materna di Guazzini che lo ha difeso dalla stampa e dopo la seconda meta con la Scozia ha confessato «di aver sentito le lacrime agli occhi».

In gennaio una meta «alla Lomu» contro il Biarritz, fra febbraio e marzo, il boom nel Sei Nazioni. «Per favore, smettetela di chiedermi sempre di quella notte», implora oggi. «È vero, avevo perso tutto, sono stato sul punto di lasciare il rugby. Ma ora sto vivendo una nuova avventura». Quando segna, Mathieu agita una mano aperta davanti agli occhi, come il grande Wrestler John Sina: «È un gesto che piace, copiato a Yannick, un mio amico», spiega. Ma serve anche a scacciare le ombre, i demoni e le paure.

Pubblicato il 18/3/2010 alle 22.0 nella rubrica Cronaca.

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