A me gli occhi (di Simona Vinci)

Set 28, 14 A me gli occhi (di Simona Vinci)
Simona Vinci
Scrittrice
La nostra prima volta. A Torino. Alla Scuola Holden, nel 1994. Lei era con Carlo Lucarelli. Partecipavamo ad un seminario su Pulp Fiction. Era timida ed elettrizzata… era davvero molto giovane.
A me gli occhi
A Roma, all’uscita di una mostra, nella “Macchina da Scrivere”. Nel 2012.
La foto. Lapo ed Elettra scrutati da un gabbiano che, a giudicare dalla stazza, di cose ne ha viste tante…

 

 

(Roma, 2012)

(Roma, 2012)

Il tempo più bello che si passa nella vita è quello passato a guardare. Appoggiati al davanzale di una finestra, al parapetto di una terrazza, affacciati al finestrino di un treno o di un aereo.

Dovrebbero provarci, tutti quelli che desiderano solo essere guardati e non gli basta mai l’occhio che luccica sopra di loro e gli sembra faccia una gran luce quando invece acceca e basta. Quello dell’essere guardati non è tempo che resta.

Sono i tuoi, di occhi, quelli che contano, è quello che vedi tu.

Una città distesa, le finestre illuminate di un palazzo, un campo, il mare aperto, gli animali che attraversano  l’orizzonte e a volte vengono a cercare il palmo della tua mano, le altre persone. La cosa più affascinante dei primi anni di vita umana è il non riconoscersi allo specchio.

Tu è io e io è tu. Non c’è distinzione tra dentro e fuori, me e te, tutto è esperienza, vita che si vive, inconsapevole incontro, esserci per stare.

C’era una volta bambina che disse a un’altra bambina: giochiamo che guardavamo? E l’altra non le rispose: ma che gioco è? Invece girò la testa e rimase zitta. Rimasero zitte così tutte e due per un milione di anni, forse di meno, forse di più: davanti ai loro occhi i dinosauri si estinsero e nuove specie animali arrivarono e si sbranarono, si adattarono, fecero amicizia e cambiarono carne, penne, piume e squame, città furono costruite, celebrate, vissute, abbandonate, rase al suole e poi ricostruite, gli oggetti passarono di mano in mano in mano e mutarono mille e mille volte forma e funzione. Il mare arrivò a ondate, poi si ritirò.

Un giorno, all’unisono, le due bambine fecero un gran sospiro, si voltarono l’una verso l’altra e si misero a ridere. Erano passati dieci minuti, l’ora era giusta per andare a prendersi un gelato.

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