Lo spuntino (di Anna Russelli)

Ott 10, 14 Lo spuntino (di Anna Russelli)
Anna Russelli
Sindacalista
La nostra prima volta. Non ci siamo mai visti, ma ci conosciamo in diversi social… prima o poi ci vedremo (io spero in Basilicata).
Lo spuntino
In un mercato, mi pare a Yogyakarta, ma non ne sono così sicuro. Di certo era agosto del 1992.
La foto. Gli indonesiani sono un popolo dolce e pacifico. I bambini bellissimi e ovunque. Vicino alle mamme sono ancora più belli.

 

 

Indonesia, 1992

Indonesia, 1992

Una fotografia è sempre un piccolo furto. Un sopruso più o meno gentile, una violazione, un intrufolarsi a casa di qualcuno. Il fotografo spia, osserva, finge noncuranza o disattenzione per poi ghermire repentinamente un segreto, un racconto, un pezzo di vita.

Si può fingere di cogliere un sorriso, una scena lieta, l’orgoglio di una madre o lo sguardo birbante di un bambino; una scena ordinaria, intrisa di normalità e quotidiano, magari retorica, tuttavia, può essere il pretesto per lasciare altro all’osservatore. E così, quasi beffardamente o magari sfruttando la “tranquillità” apparente di un grazioso quadretto, il fotografo ci porta, talvolta, all’occhio qualcosa di più acuto, pungente, profondo. Ed ecco che, così come risalta, in un ritratto di famiglia in cui tutti i componenti sorridono, quell’unico che resta serio o è magari carico di tristezza, allo stesso modo, in un’immagine lieta, ancor di più ci tocca e ci rapisce, il particolare che “stona”, che diverge, come il semplice volto di una donna intento in pensieri, forse l’infelicità per un amore non ricambiato, o la malinconia di una lontananza, la preoccupazione di un debito, l’ansia per un futuro incerto.

Saper fotografare, insomma, è come saper viaggiare. Si può girare il mondo, ma se non si è capaci di conoscere ciò che si vede, di ascoltare le storie, e comprendere in profondità ciò che si ha davanti, mille viaggi saranno come mille cartoline patinate. Allo stesso modo, si possono scattare fotografie colorate, brillanti, sfavillanti, dei luoghi e delle persone che si incontrano; ma le foto che scattiamo sono sempre il nostro personale racconto della vita che abbiamo davanti in quel momento e della quale facciamo inevitabilmente parte. Un fotografo banale resitutirà un’immagine banale, seppure tecnicamente e formalmente ineccepibile; ma uno sguardo capace, non potrà che restituire un racconto.

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