Il muro (di Giulietto Chiesa)

Nov 07, 14 Il muro (di Giulietto Chiesa)

Giulietto Chiesa 
Giornalista
La nostra prima volta. Negli anni 80, a Roma. Mi colpirono i suoi baffi. Era un’autorità assoluta: corrispondente da Mosca de l’Unità. Mi ha sempre colpito la sua somiglianza con Stalin che lui coltiva quasi con un pizzico di civetteria.

Il muro
Berlino, 1989
La foto. A Berlino c’ero già stato nell’84, ma il muro era normale, come respirare ed è difficile che ti venga in mente di fotografare l’aria, pensi che non possa smettere di esserci… Era più una cornice che un soggetto. 

 

Berlino, 1989

Berlino, 1989

Sono passati “solo” 25 anni e la grande, sesquipedale, immensa retorica con cui l’occidente celebrò il suo trionfo sull'”Impero del Male” continua imperterrita, come se nulla, nel frattempo, fosse accaduto.
Noi, europei, noi Occidente, noi “tutti americani” dall’11 settembre 2001, continuiamo a pensare di essere l’impero del Bene. Più brutalmente noi tutti pensiamo di essere l’Impero, punto e basta. Lo pensa anche l’uomo (e la donna) della strada.
Anzi adesso lo pensano anche le donne che vincono il festival della canzone europea esibendo la barba. Ben tagliata, da brocker, sopra un discreto paio di tette e gambe affusolate da mennequin.
Abbiamo vinto. Abbiamo abbattuto – dopo averlo indebolito fino alla morte  – il mostro rosso. E abbiamo cominciato così, finito il pericolo, a esportare la nostra democrazia in Afghanistan, in Irak, in Libia, in Egitto ecc.
La foto ci mostra il nostro trionfo. C’è perfino una leggera traccia di carattere estetico. Guarda come siamo bravi! Oltre che forti e belli.
Tra poco il muro cadrà e la storia è finita per sempre. L’ha scritto Francis Fukuiama, che siede a Washington.
Cadrà e potremo vedere l’altra faccia, ma noi sappiamo che è grigia, senza colori.
Dunque tutto bene.
Purtroppo però, nel frattempo, l’Impero non è più l’Impero, perché non può più comandare tutti. Per esempio la Cina.
E scorre il sangue dappertutto, per esempio in Ucraina, che era appena al di là del muro. E questo sangue non lo fa scorrere l’Impero del male, che non c’è più. Ma lo facciamo scorrere noi.
E scopriamo perfino che, del tutto incomprensibilmente per noi, non tutti quelli che stavano fuori dall’Impero del Bene hanno un grande desiderio di entrarci.
C’è qualcosa che non va in questa storia ormai pietrificata. Sarà il caso che un nuovo muro lo tiriamo su noi. Per separarci dei sei miliardi di individui – tra cui quelli con barba e quelle con velo in testa – che si ostinano a voler turbare, con la loro sola presenza, la nostra quiete e, soprattutto, il nostro tenore di vita. Se non capiranno saremo costretti a eliminarli. Peccato.

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