Bianco e nero di muro (di Daniele Manca)

Nov 08, 14 Bianco e nero di muro (di Daniele Manca)

Daniele Manca
Sindaco
La nostra prima volta. Quando era assessore all’urbanistica a Dozza, forse nel 1992. Ha fatto tante cose, ha le qualità per farne altre e più importanti.

Il muro In bianco e nero
Berlino, 1989
La foto. E’ un documento: mi interessava il racconto di chi aveva vent’anni quando il muro fu abbattuto. Io, mi ricordo bene, piansi di felicità… ma avevo già più di vent’anni.

 

Berlino, 1989

Berlino, 1989

Vedere una foto del Muro di Berlino alla vigilia della caduta scatena tante riflessioni e ricordi.

Io, nel 1989, avevo 20 anni, zero esperienza politica, una conoscenza delle vicende internazionali che mi veniva dalla scuola, dalla tivù, dai discorsi che si facevano in casa.

Non posso fare a meno di contrapporre questa foto in bianco e nero alle immagini tutte luci di pochi mesi dopo, quelle dei giovani Berlinesi a cavallo dello stesso muro, sotto il profilo imponente della porta di Brandeburgo, quando la frontiera venne abbattuta.Le due immagini sono consequenziali: i graffiti del lato ovest stridono con il grigio cupo degli edifici dell’est che lo sovrastano, sono debordanti, sembrano gridare. Direi quasi che oggi suonano come un avvertimento: i tempi sono ormai maturi, la libertà non si può reprimere per sempre.

La gioia dei berlinesi nell’abbattere l’odiata barriera rappresenta l’epilogo annunciato di quella premessa.

Mi viene in mente la frase che Gorbaciov pronunciò a Berlino Est nell’ottobre del 1989, in occasione del 40° anniversario della DDR: “La storia punisce chi arriva tardi”.

La ferita innaturale inferta al cuore di una città doveva essere sanata. E così fu.

Quel muro cancellato diede il la anche alla riforma della Sinistra in Italia, imprimendo l’impulso decisivo al dialogo con i cattolici che portò alla nascita dell’alleanza di centrosinistra, all’esperienza dell’Ulivo, al Partito Democratico.

Lì posso dire che comincia anche la mia esperienza di politico e amministratore… ma questa è un’altra storia.

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