La Statua della Libertà (di Ritanna Armeni)

Apr 03, 15 La Statua della Libertà (di Ritanna Armeni)

Ritanna Armeni

Giornalista

La nostra prima volta. La conoscevo di fama come portavoce di Fausto Bertinotti. E’ una persona affabile, colta, curiosa. A Red TV ci siamo molto divertiti.

La statua della Libertà

Parigi, 2011

La foto. Già dal 1980 conoscevo questa copia della Statua che salutava gli emigranti in arrivo a New York, dono dei francesi agli americani. Mi piace molto la zona e poi è diventato un posto del cuore nel 1984: un anno cruciale per la mia esistenza.

 

 

Parigi, 2011

Parigi, 2011

In Aquitania, a poche centinaia di metri dall’ imponente estuario della Gironda, in una località chiamata Pointe Grave c’è un monumento nascosto nella vegetazione delle dune, una lastra di marmo che guarda l’Atlantico. Quella lastra ricorda il punto  in cui il marchese La Fayette e pochi altri volontari lasciarono la Francia per raggiungere l’America e combattere per la libertà della nuova nazione che si ribellava ai colonizzatori europei. Quel monumento, distrutto dai nazisti,  fu ricostruito dopo la liberazione e, anche se davvero in pochi arrivano fra i cespugli di quelle dune, continua a testimoniare con orgoglio che da lì, da quella costa europea e francese è partito il battello di chi credeva nella libertà. Il nuovo mondo è nato con l’aiuto di quello antico.

Dall’altra parte dell’Atlantico, di fronte alle dune francesi, c’è la statua simbolo degli Stati Uniti d’America, la grande Libertà alta 93 metri che, con la sua fiaccola sempre accesa e tesa sull’oceano, annuncia  ai viaggiatori l’arrivo nella grande nazione americana. E’ stata progettata da un francese, Frédéric Auguste Bartholdi e, grande imponente, suggestiva pare negare ogni importazione. Il suo messaggio è chiaro. Il marchese La Fayette ritornando indietro ha  portato in una Europa  dominata dagli antichi regimi il germe del nuovo mondo, l’insegnamento, l’ideale che veniva dall ‘altra costa dell”oceano. Il mondo nuovo la sua libertà se l’è costruita da solo, con coraggio e nella solitudine e ora con fiamma alta nel cielo è pronto ad illuminare tutto il resto del pianeta.
A rigore di date, il messaggio contiene una sua verità. La rivoluzione americana ha preceduto di qualche anno quella francese. La Libertè è un prodotto di importazione per una Europa che era dominata da antichi e dispotici regimi. 
Ed ecco che proprio nella vecchia Europa a Parigi su un’isola della Senna, vicino al pont de Grenelle, nelle  vicinanze del vecchio laboratorio di Bartholdi, si erge maestosa un’altra statua della Libertà. Ha tre anni di meno di quella americana, è meno imponente, ma  guarda verso l’oceano Atlantico, verso la sua “sorella maggiore” nel porto di New York. La grande Francia rivendica: la fiamma della libertà nella vecchia Europa brilla con una luce autonoma, perché qui è nata. E anche se per difenderla ha avuto bisogno settant’anni fa delle truppe alleate sbarcate in Normandia oggi la preserva nel suo significato più autentico, quello che la lega  alla Fraternitè e all’Egalitè.

E’ una bella battaglia quella che si combatte da secoli tra  le due coste dell’Atlantico per avere la primogenitura della Libertà.

Quando una statua della Libertà anche sul Pacifico? Quando si potrà scattare una foto come questa che guarda verso l’Asia da Vancouver, per esempio?  Quando si potrà vedere quella fiamma arrivando dal mare in Cina? Ci sono territori sterminati in questo pianeta che hanno ancora bisogno di quella fiaccola.

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