Piazza Santo Stefano (Simonetta Ponzi)

Nov 06, 15 Piazza Santo Stefano (Simonetta Ponzi)

Simonetta Ponzi

Sindacalista

La nostra prima volta. Estate del 1976, durante l’allestimento della Festa del l’Unità della Pineta a Imola. Eravamo in mezzo alla polvere dello stand della FGCI e apparve come un’aliena. In effetti c’entrava davvero poco per estrazione sociale, portamento, stile. La vita ci ha poi molto sorpreso.

Piazza Santo Stefano

Bologna. 2013. iPhone.

La foto. E’ la piazza di Bologna che amo di più. Ero lì per un corso di aggiornamento all’Ordine dei Giornalisti. Era settembre. Era bellissima.

 

 

Bologna, 2013 (iPhone)

Bologna, 2013 (iPhone)

Piazza Santo Stefano, senza colori, solo la luce del bianco e nero, e senza spazio; solo un percorso diritto ma reso difficile dall’acciottolato difforme che lo compone. In fondo a quello che sembra un sentiero, la Basilica di Santo Stefano, tempio pagano dedito al culto di Iside. Il passare dei secoli e delle religioni lo ha trasformato nelle “Sette Chiese” che ne raccontano la storia conservandone i tratti architettonici. E’  da questa convivenza di differenti stili che nasce il fascino straordinario di questo luogo. Piazza Santo Stefano o delle “Sette Chiese”, come si dice a Bologna.
Restano ai margini della foto i palazzi antichi, dalle finestre protette dagli spessi tendaggi dal colore “Rosso Bologna” e il porticato che precede, accompagna e va oltre la piazza e la chiesa verso via Santo Stefano. Per alcuni anni, pochi, della mia vita ho vissuto lì. Ogni sera rientrando a piedi dal lavoro, uscivo dal traffico rumoroso del centro della città e mi avvicinavo, desiderandolo, al silenzio della piazza. Un silenzio pieno di vita;  sui bordi spessi del portico, a fianco della chiesa o  sui ciotoli della piazza, sedevano in ogni stagione ragazzi e ragazze in piccoli gruppi o in coppia. Parole sottovoce, il suono di una chitarra, baci insolenti o timidi. A volte una bottiglia di vino. Perchè non tutti possono sedere ai tavolini dei bar che si affacciano sulla piazza, ma tutti possono fare parte della grande bellezza che esprime.
In maniera esattamente opposta a come appare nella foto, luogo e persone erano per me a colori e l’unica in bianco e nero ero io. L’armatura che avevo  poco per volta e pezzo per pezzo costruito, con paziente e razionale lavoro durato anni, e che indossavo senza alcuna fatica (o almeno così mi pareva) si era sbriciolata in un tempo così breve ed inaspettato da lasciarmi senza difesa alcuna. Chi ero, cosa volevo, dove andare, erano improvvisamente diventate domande a cui non ero in grado di dare risposta. Passavo in quella piazza e mi pareva di essere invisibile, incapace di agguantare la vita che pure con gli occhi vedevo scorrere intorno a me.
Conoscere veramente se stessi e comprenderne le ragioni è un cammino lungo e spesso doloroso e forse relativamente pochi sono disponibili a pagarne il prezzo. Io l’ho fatto. Niente più armature ma la ricchezza consapevole delle contraddizioni.
L’ultima volta che ci sono passata, piazza Santo Stefano era illuminata e predisposta per accogliere un concerto di musica classica; mi sono fatta spazio tra la gente e mi sono seduta quasi in prima fila, in piena luce, per osservare bene i movimenti dei musicisti. La vita è anche questo!

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