Parole per Imola: Capitale umano

Ago 03, 17 Parole per Imola: Capitale umano

Nino Gualandi. Ci conosciamo dagli anni ’70, ma come capitava nelle organizzazioni politiche di sinistra di quegli anni (e non solo) i “vicini” si guardavano con maggiore sospetto. L’ho sempre considerato un uomo intelligente e serio. Ultimamente ci siamo incontrati di nuovo. Mi ha raccontato di un viaggio in aere quando era capitato per caso nella poltroncina accanto a Matteo Renzi e della conversazione appassionata che hanno avuto, della sua ritrovata passione per la politica. E’ tra i dirigenti del più grande circolo del PD di Imola, quello della Pedagna. Professionalmente si è sempre occupato di gestione del personale. (Cap)

 

CAPITALE UMANO

La globalizzazione dei mercati ha prodotto più ricchezza nel mondo. Ricchezza che è stata distribuita in maniera molto disomogenea rispetto al passato, sia per classi sociali che per paesi, creando nuove povertà che mettono in discussione il tenore di reddito di alcuni paesi industrializzati e di alcuni territori.

Esiste oggi nel mondo una quantità enorme di danaro che si sposta velocemente da un paese a un altro e da un’attività all’altra, in  base alle convenienze economiche.

Non voglio qui entrare nel merito su come i governi possano affrontare questi problemi. Vorrei limitarmi a  sottolineare alcuni aspetti che ritengo fondamentali per creare condizioni di sviluppo per il nostro territorio.

La competizione si esprime a livello di concorrenza tra i vari territori, come capacità di attrarre le tante risorse disponibili nel mondo. Per attrarre investimenti e  garantirci  un futuro occorre offrire condizioni di contesto incentivanti. Oltre ai tradizionali elementi di attrattività – la stabilità politica, un fisco competitivo, la certezza del diritto, servizi efficienti(che riguardano in larga parte la dimensione del governo nazionale) – ne esiste un altro  sempre più importante e su cui anche la dimensione locale può influire: la competenza delle persone.

La competizione con i paesi emergenti non è più soltanto sul costo del lavoro, ma sempre più sulla possibilità di poter reperire in loco persone dotate di adeguate competenze.

Il capitale umano cioè sarà sempre più una delle leve importanti per attrarre investimenti.

Quando parlo di competenze e capitale umano mi riferisco sia alle competenze tecniche, sia alle cosiddette competenze trasversali. Le aziende che  investono in Italia (o a Imola, mutata mutandis il concetto è lo stesso) ricercano competenze, sia di tipo specialistico per realizzare i prodotti, sia capacità di produrre innovazione con continuità. Infatti un’altra caratteristica essenziale del mondo industriale di oggi è la velocità richiesta nella innovazione, dei prodotti, dei processi produttivi, dei sistemi gestionali e di vendita.

L’innovazione è sempre più qualcosa che nasce dalla integrazione e dal fare sistema tra diverse discipline scientifiche, gestionali e tecniche (meccanica, informatica, elettronica, telecomunicazioni, fisica, chimica, conoscenza dei materiali, risparmio energetico: la polivalenza è un elemento  sempre più importante che richiama capacità di dialogo e collaborazione tra persone con diverse conoscenze). Ovviamente la base hard restano, le competenze specialistiche sono indispensabili, ma i processi di innovazione, polifunzionali, richiedono sempre più duttilità e capacità trasversali (saper comunicare, saper lavorare in team, saper gestire progetti complessi, saper interagire con culture e con clienti diversi… per fare qualche esempio).

E veniamo a Imola.

Ogni territorio deve saper cogliere le sue naturali vocazioni e poi saperle sviluppare e valorizzare. E saperle anche “vendere” sul mercato globale degli investitori. Sintetizzo quella che secondo me è la “vocazione” di Imola a livello industriale (quella che conosco meglio, ma ce ne sono anche altre).

Siamo un territorio con ottime scuole, sia liceali, sia tecniche. Siamo un territorio che “ama” la tecnologia, che sforna un numero importante anche se non sufficiente di tecnici (sia periti, che ingegneri). Abbiamo alcune importanti aziende con un forte know how meccatronico, impiantistico e parzialmente anche in materia di ingegneria e gestione ambientale. A mio parere, però, il numero delle imprese con queste caratteristiche è troppo basso e i loro investimenti avranno in futuro ricadute occupazionali insufficienti per Imola.

Diplomiamo e laureiamo un discreto numero di persone con competenze in meccanica ed elettronica, ma un numero insufficiente per poter candidarci come filiera del distretto industriale della meccatronica (distretto molto forte e in crescita nell’area emiliana). Abbiamo caratteristiche umane di base (le persone) “culturalmente” in grado di esprimere competenze trasversali forti, alcune scuole stanno lavorando su questo terreno formativo, ma occorre fare di più.

Indico alcune direttrici su cui a Imola si potrebbe fare qualcosa.

  1. Scuola. Stimolare e incentivare in maniera più consistente l’orientamento dei giovani verso le scuole tecniche, scientifiche ed ingegneristiche. Ad esempio oltre a quello che si sta già facendo (direi bene), occorrerebbero sistemi di incentivo anche  a livello di supporto economico ai giovani meritevole e meno abbienti per favorire l’innalzamento del numero dei diplomati e laureati. Con attenzione anche ai giovani di provenienza dai paesi in via di sviluppo, che possono essere una risorsa. Progettare e realizzare sistemi di integrazione e formazione per giovani diploma con diplomi cosiddetti deboli, in area informatica ,meccanica e linguistica. Il livello medio sulle competenze linguistiche è troppo basso.
  2. Alleanze. Cercare partner e aziende internazionali (ma anche nazionali) a cui offrire condizioni di incentivo per investire a Imola;  ad esempio concordando specifici investimenti formativi (scolastici ed extrascolastici) per loro interessanti. Il tema è caldo perché si stima che a Bologna (ma non solo) nei prossimi 5 anni ci sarà un deficit di personale tecnico, anche operativo, molto rilevante.
  3. Rete. Mettere in rete le competenze delle aziende locali per stimolare idee e progetti nuovi. Le aziende sono giustamente gelose del proprio know-how e lavorano focalizzate  sui loro progetti. Si tratta di trovare incentivi per le aziende e le persone per stimolare momenti sinergici tra i differenti know-how, diffusi in varie aziende e spesso sconosciuti. L’esperienza dice che che quando si riescono ad attivare reti e comunicazione si scoprono sempre nuove opportunità.
  4. Relazioni. Cercare di utilizzare il network internazionale delle nostre aziende (industriali, ma anche finanziarie e politiche) per procurare relazioni e offrire opportunità di investimento su Imola. Qui contano molto le persone e a Imola ci sono manager, imprenditori, professionisti (e anche politici) che hanno un potenziale di relazioni enorme, anche a livello internazionale… Come sempre serve, però, qualcuno che si prenda in carico il progetto e che ci lavori.
  5. Università. Sviluppare un rapporto più stretto con l’università di Bologna finalizzato anche al decentramento di attività a Imola.
  6. Internazionalizzazione. Come supportare le piccole e medie aziende locali in questo campo è elemento strategico. Tutti i giorni vedo nel mio lavoro un grande fabbisogno su questo tema a cui quasi nessuno fornisce risposte adeguate.

Nel concetto di “capitale umano” mi verrebbe  naturale inserire altri due capitoli che cito soltanto come stimolo alla riflessione, perché mi sembrano importanti.

A. Come valorizzare  il capitale “imprenditoriale” che abbiamo nel nostro territorio.

B. La cultura del lavoro: ci arrendiamo al “reddito di cittadinanza” ?

Finisco con un aforisma che anticipa una risposta ad una obiezione sui tempi delle cose da fare .

L’imperatore  cinese al giardiniere: “pianta alberi, ho bisogno di ombra”

Il giardiniere : “ma ci vorranno anni “

L’imperatore:”allora comincia subito!”

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