Con il cappello di paglia (di Jacopo Fo)

Ago 24, 17 Con il cappello di paglia (di Jacopo Fo)
Jacopo Fo
Scrittore, attore, imprenditore
La nostra prima volta. A Milano, a Matrix, nel 2001. Un uomo inquieto sempre alla ricerca di qualcosa, ma con un senso di pacificazione interiore… Sono andato a trovarlo ad Alcatraz e quando lo incontro (molto molto raramente) è sempre piacevole chiacchierare.
Con il cappello di paglia
New York, 2012
La foto. Washington Square è un posto sempre pieno di gente e di curiosità… mi era venuta la voglia di pedinare questo personaggio non perchè fosse stravagante, ma perchè sembrava che anche lui pedinasse qualcuno…

New York, 2012

Quest’uomo lo conosco.
L’ho visto camminare in mezzo alle case delle grandi città e lungo strade sperse in terre lontane e selvagge, e nei boschi intorno a casa mia.
Un tipo strano.
Uno che ad un certo punto, chissà come e chissà perché, ha deciso che quel che c’era non gli bastava. È uscito di casa e non è tornato più. Ha esplorato territori, modi di parlare e fare amicizia, tecniche di respirazione e movimenti armonici. Poi si è pure comprato un paio di scarpe con la punta larga, nella foto non si vedono ma lui le sta calzando anche adesso.
E quando hai buone scarpe ti viene voglia di camminare… E lui si è messo a fare lavori che non avevano ancora un nome e ha intessuto amori senza badare alle regole patriarcali: ha rinunciato a fare il maschio padrone perché trovava quella posizione sociale scomoda e arida oltre che ingiusta. E quando sono nati i suoi figli ha cercato di amarli di più e di dirglielo.
Quest’uomo è un nuovo modello di essere umano. Uno che si mette i fiori sul cappello e magari vorrebbe infilarli anche dentro tutti i cannoni.
Un uomo che non ama le merendine preconfezionate, le musiche sottovuoto e le storie precotte.
Lo conosco, da sempre, c’ho passato intere notti a discutere, a fare progetti e piani d’azione. Siamo scappati insieme quando la polizia caricava i cortei e abbiamo deciso insieme che i cortei ci avevano stufato e che dovevamo metterci a costruire con le mani il futuro migliore sennò non sarebbe mai arrivato.
Qui nella foto è giovane, con la camicia a maniche corte sopra la maglietta a maniche lunghe… È giovane e originale.
Magari ora lo puoi vedere anche in un’altra versione… Magari ha quasi 60 anni come me e potresti trovarlo in tuta unta o in giacca e cravatta, in qualche ufficio con l’aria condizionate e le segretarie uscite da un film; è lì per proporre un’atra idea pazzesca, nella quale è difficile credere… Un mulino a vento senza pale, una moto che va ad acqua, un tessuto che cura le malattie della pelle, una caldaia che brucia la legna senza fare fumo, un sistema per riscaldare la casa con gli ultrasuoni, oppure un film meraviglioso che parli alla gente dell’amore.
Non importa come lo trovi vestito. Resta sempre un gran rompicoglioni. Di quelli che puoi anche sparargli ma non la smettono. Perché non sono capaci di arrendersi e abbandonare i loro sogni.

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