Appunti (di Valerio Zanotti)

Ago 26, 17 Appunti (di Valerio Zanotti)
Valerio Zanotti
imprenditore ed editore
La nostra prima volta. Ci si vedeva in giro, lavorava a Telesanterno e aveva fatto le superiori fuori Imola. E’ stato un incontro pieno di esperienze, di cose condivise e di grandi passioni.
Appunti
Imola, 1984
La foto. Fa parte di una partita di scatti che feci appena comprata la mia prima macchina fotografica, non ha un significato estetico, è una specie di omaggio al primo giorno di una piccola avventura.

Imola, 1985

 

Quando ho visto questa foto mi è scorso davanti un pezzo importante della mia vita. Ha acceso la lampadina su un periodo molto intenso, bello e formativo a cavallo degli anni Ottanta. La stessa sfocatura della frutta nello sfondo che man mano acquista nitidezza sulle cuffie sta ad indicare realisticamente quello che è stato un percorso personale che mi ha visto abbandonare pian piano l’impegno politico diretto per passare ad un lavoro, quello giornalistico, che ha riempito la mia vita nei decenni successivi.
Quello sfondo erano gli anni della Fgci.
Ricordo ancora quando Stefano Gherardi, oggi medico psichiatra, mi convinse a fare quella benedetta / maledetta tessera. E mi ricordo quando per farla entrai per la prima volta dai giovani comunisti, in quella sede sotto il palazzo di viale Zappi dove vi era il Pci. La prima persona che incontrai era uno strano individuo con un passamontagna sul volto, pensai di avere sbagliato luogo, di essere finito in una sede dell’Autonomia operaia in voga in quegli anni. Invece era un “funzionario” della Fgci, tal Raffaele Pelliconi, che poi sarebbe diventata un carissimo amico. Fu lui a condurmi di fronte alla segretaria di allora, Rosanna Argelli, pure lei ancora carissima amica e compagna di altre avventure negli anni Duemila.
Ma quella frutta mi rimanda alle attività di quel periodo, alle tante e lunghe riunioni, agli incontri, alle feste e ai campeggi in giro per l’Appennino pensati per dare un senso comunitario alla nostra voglia di fare politica, ma che spesso si tramutavano in momenti di grande divertimento e spensieratezza. Le mele, le pere e a volte altra frutta portata da chi aveva famigliari contadini, erano spesso il nostro pranzo e la nostra cena. Allora non vi era tempo da dedicare al cibo, vi erano cose più importanti da fare. Semmai poi vi era qualche puntata notturna in qualche osteria dopo le riunioni o a Spaghetti notte a Faenza.
Poi pian piano la sfocatura si attenua ed ecco apparire l’incontro con Giorgio Bettini che, in maniera molto diretta come è sempre stato lui, mi dice: “Avrei bisogno di te. Sto pensando di fare una televisione e la tua esperienza a Telesanterno può essere utile. Pensaci in fretta”. E così fu. Dopo una settimana diventai dipendente del “sabato sera” e incaricato di seguire la nascente TeleImola.
Furono anni nei quali mischiavo le mie capacità tecniche che avevo acquisito in diversi anni di lavoro a Telesanterno, al percorso formativo per diventare giornalista. Ed ecco la matita per scrivere appunti, per correggere le bozze, i mercoledì all’alba alla Galeati per preparare il giornale, il registratore e le cuffiette per fare le prime interviste “serie”.
“Devi sempre registrare – mi dicevano il direttore e i giornalisti più esperti -, così eviti di scrivere castronerie e di beccare rettifiche o, peggio, denunce”.
Il registratore con le cuffiette divennero uno strumento di lavoro… e di svago. Sì perché quella “cassetta” che si vede sfuocata sulla destra era piena dei pezzi dei cantautori italiani o dei gruppi di allora che facevano parte integrante della nostra vita e che ci accompagnavano giorno per giorno, e come diceva un altro caro amico, Fabio Ravaglia, con certa musica non puoi fallire un intorto.
E così, quella che a prima vista poteva sembrare una semplice foto, è invece una memoria, proprio come quelle dei computer odierni. Ma con una diversità sostanziale. Per estrarre i file ed aprirli devi “scavare” nel tuo passato e, così facendo, forse, riesci a capire meglio quello che sei oggi.

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