Parole per Imola: Cultura Musicale

Ago 29, 17 Parole per Imola: Cultura Musicale

Fabio Ravaglia. La musica è la sua passione. Le politiche musicali, la conoscenza approfondita delle migliori esperienze italiane (festival, locali, riviste, fanzine…) fanno di Fabio un grande esperto che ho il privilegio di conoscere da più di quarant’anni. Grazie alla sua serietà e alla sua coerenza gode dell’amicizia e della stima di tantissimi protagonisti del panorama jazzistico italiano. Con grande umiltà, discrezione e competenza ha sempre messo in piedi iniziative molto importanti che hanno avuto sempre il merito di sedimentare qualcosa nel profondo. Certo parliamo di una nicchia: ma in quella nicchia Fabio Ravaglia è un numero uno. Un’eccellenza. Sono felice che abbia trovato il tempo di de/scrivere dal suo punto di osservazione il concetto di Cultura Musicale per un territorio come il nostro. (Cap)

 

CULTURA MUSICALE

“Cultura Musicale a Imola”e “Imola e la musica” in un ‘ottica anche di prospettiva futura. Tema decisamente impegnativo che non mi sento in grado di analizzare con le dovute competenze . Quello che posso fare è dare un mio punto di vista personale frutto della mia esperienza trentennale di operatore culturale e di cronista appassionato di musiche .

Partendo da una vasta e diversificata realtà musicale che ha animato la nostra città, credo che si possano delineare quattro  anime musicali, quattro aree che negli ultimi quarant’anni hanno lasciato il segno sia a livello locale che nazionale.

  1. La Musica Classica: con l’esperienza del Circolo della Musica che ha proposto per molti anni cartelloni  di prestigio internazionale con i più grandi musicisti in circolazione;

l’esperienza dell’Accademia Pianistica “Incontri con il maestro”, che sul piano della didattica specialistica  ha maturato una fama internazionale ;

i due Festival estivi “Da Back a Bartock” e “Emilia Romagna Festival”.

  1. Il Blues: con l’esperienza di un gruppo di appassionati che sotto varie sigle associative  cambiate negli anni,  soprattutto anni ‘80 e ’90, ha fatto di Imola una delle capitali del blues in Italia ospitando oltre al meglio della scena italiana, anche molti personaggi storici del blues mondiale.
  1. Il Rock e il Pop: con l’esperienza dell’Heineken Jammin Festival all’autodromo, manifestazione  di rilevo internazionale, che a  Imola per una decina d’anni ha portato personaggi e gruppi prestigiosi e migliaia di persone.
  2. Il Jazz: che dagli anni 70 con diverse manifestazioni (Europa Jazz, Jazz at The Rock, Concerto Jazz, Crossover Jazz Festival, Imola Crossroads ecc.)  ha portato a suonare nella nostra città il meglio della scena jazzistica mondiale ponendo Imola tra le realtà italiane più importanti in ambito jazzistico. Senza contare la presenza di un Associazione tematica come il Combo Jazz Club nata nel 1985 e ancora attiva sul territorio.

Inoltre, penso sia utile ricordare altre due stagioni musicali che hanno posto Imola a livello nazionale interamente legate all’impegno di un soggetto professionale privato: la prima è stata a metà degli anni 80 quando il Thriller è diventato uno dei locali di riferimento dell’emergente scena rock italiana ospitando i gruppi più influenti a livello nazionale ; la seconda  a  metà degli anni ’90 quando il Cap Creus è diventato uno dei locali di riferimento per il nord Italia del fenomeno etichettato come “acid Jazz” ospitando  il meglio della scena internazionale  funky, r’n’b, hip hop , soul del momento.

Naturalmente quanto scritto può essere documentato.

Anche se credo che una buona parte dei cittadini imolesi non se ne siano accorti, appare evidente che per una realtà di provincia come la nostra, la musica (quasi sempre di grande qualità) ha avuto un ruolo significativo nel tempo, nella vita culturale della città ben più delle altre discipline artistiche. Sono quindi convinto che questo grande patrimonio maturato negli anni possa essere una fondamentale base di discussione e  riflessione per gli indirizzi di politica culturale della nostra Amministrazione per i prossimi anni.

Penso che il futuro debba portare ad una analisi della realtà attuale, ai soggetti ancora attivi (perché naturalmente i tempi sono cambiati e molti soggetti protagonisti di quelle stagioni non sono più in campo) e tenendo conto di quello che c’è stato e di quello che c’è , decidere iniziative culturalmente valide, progettuali, di rilievo regionale e nazionale che possano anche tener conto  delle location del nostro territorio, del potenziale turistico e quant’altro.

Naturalmente un ruolo importante sulla città e sul territorio anche propedeutico  alle scelte che possono essere fatte, lo potrà avere la Scuola Comunale Vassura Baroncini che nella sua nuova ubicazione ha un potenziale alto d’utilizzo non solo didattico. Per quanto mi riguarda credo che il modello più interessante, stimolante coinvolgente per una Scuola di Musica Comunale sia l’esperienza della Scuola di Musica Popolare del Testaccio di Roma. Una struttura qualificata, aperta a tutti i generi musicali, aperta al territorio, capace di valorizzare le musiche come grande patrimonio culturale.

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