Nautilus: la spirale delle emozioni generata dalle fotografie

Ott 25, 17 Nautilus: la spirale delle emozioni generata dalle fotografie

Nautilus è la mostra fotografica, a spirale, di Gabriele Calamelli, che fino al 29 ottobre 2017 è in via Emilia 207 (il sabato dalle 17 alle 19 e la domenica 11-13 e 17-19 o per appuntamento chiamando il 3496503314) espone una sezione di fotografie scattate in un interno privato di un palazzo milanese di inizio secolo che sorge nel quartiere Tortona.

 

Il Nautilus, probabilmente. Questo mollusco cefalopode che ha la sezione del guscio come una perfetta spirale logaritmica, considerato per centinaia di anni un fossile vivente per gli spettacolari esemplari risalenti al Paleozoico ma ritrovato in natura a partire dal 1829, è un esempio di perfezione naturale.

La sezione aurea o rapporto aureo o proporzione divina e’ l’espressione matematica della bellezza. In natura ne è un esempio proprio il guscio del Nautilus, ma anche l’uomo l’ha utilizzata nelle sue opere, dando vita a mirabili espressioni architettoniche.

Ne è testimone l’esposizione fotografica di Gabriele Calamelli, che fino al 29 ottobre 2017 è in via Emilia 207 (il sabato dalle 17 alle 19 e la domenica 11-13 e 17-19 o per appuntamento chiamando il ) espone una sezione di fotografie scattate in un interno privato di un palazzo milanese di inizio secolo che sorge nel quartiere Tortona. La mostra, organizzata dall’Associazione Pop, fa seguito a quella di Massimo Golfieri.

Calamelli, nato a Imola nel ’55 e aduso alla reflex – esordì con la mitica Olympus Om1 – e’ passato dalla frequentazione del Cinecircolo fotografico imolese alla folgorazione per i maestri sperimentatori ed è tornato a fotografare con intensità a partire dal 2001.

Nel 2006 passa al digitale, ma sempre con una sensibilità nata dagli anni passati in camera oscura o a studiare i grandi maestri. Partecipa a workshop, pubblica su “La Pie” la rivista bimestrale di illustrazione romagnola e nel 2017 vince il secondo premio nella categoria architettura dell’Urban Photo Award. La foto vincente viene esposta anche a Cracovia, ed è naturalmente nell’esposizione imolese.

La serie fotografica è una interpretazione di uno stesso soggetto – la scala a spirale – che è nel cuore di quel palazzo e che prorompe geometrica perfezione, come in natura il Nautilus o – volendo – le grandi galassie a spirale.

L’approccio fotografico, si sa, è emotivo. Filtrata dalle grandi finestre laterali la luce naturale rivela i misteri della scala che si snoda nel vuoto che collega i piani. E’ al tempo stesso conchiglia per chi la guarda e spirale per chi la percorre. I giochi di luce alterano le prospettive e i colori, del corrimano e dei gradini. Li cangiano, li interpretano nella loro fisicità e negli scorci che aprono.

La ricerca di inquadrature e di tagli non banali confermano la bellezza del progetto, e a suo modo, la esaltano in un percorso sequenziale di mutamenti immaginari che conduce lo sguardo dall’opera creata dall’uomo a quella creata dalla natura. Nel Nautilus, appunto. O in via Emilia 207, fino al 29 ottobre.

Scatti unici che sembrano semplici e segreti, che seducono senza svelarsi mai del tutto nel racconto dell’autore:

Cosa le interessa di più fotografare? Forme o emozioni?

Fotografo tutto ciò che genera in me una emozione.

Cosa la emoziona?

Me lo sono chiesto più volte e la risposta è sempre una: la luce. Solo se c’è luce si può cogliere l’emozione di un attimo. La luce colpisce una forma e se restituisce un certo effetto lo fotografo.

Perché il Nautilus? E’ una ricerca di perfezione? 

Vedo il percorso dell’esposizione come una esplorazione sull’evoluzione delle forme. Il Nautilus e’ un mezzo che non so dove mi porterà: rimanda al significato della parola nave, marinaio… Il viaggio non è ancora terminato e verrà integrato con altre fotografie.

Digitale o tradizionale? E cosa si perde e si guadagna in ciascun sistema? 

La mia istruzione fotografica e’ iniziata in modo analogico. Mi piaceva, e’ un mondo romantico. La fotografia analogica e’ un elogio alla lentezza. Scatti la foto e devi già immaginare il risultato che vorrai ottenere dopo un percorso sequenziale obbligatorio. Certo, un bell’esercizio, ma per me troppo lento. Mi piace molto pensare di scattare una foto e sapere che in pochi minuti e’ possibile vederne una stampa a colori o in bianco e nero e se non mi soddisfa riprovarci in fretta. In ogni modo credo che sull’argomento si possano fissare due dogmi: il primo, la fotografia va insegnata partendo dall’analigico. Il secondo, per fotografare qualsiasi mezzo e’ valido. Con gli strumenti che si hanno oggi a disposizione non ha senso porsi dei limiti.

La fotografia è arte o buon artigianato? E perché.

La fotografia che emoziona e’ arte. La fotografia che non emoziona e’ artigianato.

Come leggere le sue foto? C’è un livello nascosto?

Mi accontento di un sorriso, un sospiro. Non sono consapevole di un livello nascosto, però amo pensare che ci sia. L’ispirazione è la natura: cerco la luce, l’armonia, l’equilibrio tra ciò che sta fuori di noi e lo spazio interiore.

Cosa ha in serbo per il futuro?

Percorrere sentieri inesplorati, accettare sfide diverse partendo dalla selezione di nuovi scatti capaci di incuriosirmi al punto di voler tentare un approfondimento fotografico a tema.

[Intervista di Valentina Rossini]

 

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