Parole per Imola: Laicità

Ott 31, 17 Parole per Imola: Laicità

Dietro la riflessione sul significato di laicità proposto da Fabrizia Fiumi c’è una pratica e uno studio: la sua formazione un mix di letteratura greca e latina, storia dell’arte e archeologia, azione amministrativa, passione politica e volontariato nel sociale. Dal 1979 ha insegnato nelle scuole superiori di Imola fino al 2011. Tra le attività di docente le piace ricordare l’aver diffuso l’amore per il teatro, Dante Alighieri e la progettualità imprenditoriale: tre sue classi hanno vinto il concorso Experiment promosso da Legacoop. Attiva da sempre nella vita sociale e culturale imolese (è stata per anni assessore), è stata fondatrice, socia o presidente di varie associazioni. Dal 2013 è Presidente del Comitato di Imola della Croce Rossa Italiana. (cc)

 

LAICITA’

Mi piacciono le parole. Forse perché dare nome alle cose è la prima cosa che abbiamo fatto, quando nel giardino dell’Eden, Dio chiese all’uomo di nominare le cose, dando loro un nome.

La laicità viene spesso definita come la mancanza di qualcosa, così come la pace viene definita spesso assenza di guerra e la salute assenza di malattia. Ma non è così.

Non penso che la laicità possa definirsi come mancanza di religione o di fede, bensì come attitudine al pensiero logico da cui discenda un’azione.

La laicità come una forma mentis, che sa distinguere con la ragione, che articola il pensiero secondo principi logici e anche laicità come una pratica, che si traduce in azioni che fanno riferimento al principio di umanità.

Umanità è tutto ciò che accomuna gli uomini sotto tutti i cieli, è il riconoscerci più che uguali, fratelli nelle nostre diversità. Riconoscere le differenze, dare loro ascolto, non significa vederci omologare o annullare per fare spazio all’altro, ma tenere assieme le nostre unicità nel tempo e nello spazio che ci è dato.

Penso allora che oggi più che mai occorra allenare il ragionamento per affrontare le sfide che le profonde trasformazioni della società impongono. Forse non siamo consapevoli fino in fondo della velocità e pervasività e complessità con cui esse si sviluppano attorno a noi. Spesso al mattino nella rete la prima persona di cui ho notizie è una giovane donna che vive Singapore ed altrettanto la sera un’amica che vive a Berkeley.

Ma oltre alla razionalità scientifica e tecnica, oggi si impone anche il vincolo morale di una responsabilità sociale e profondamente solidale.

Ne sono convinta: la differenza può farla ciascuno di noi. Abbiamo una tradizione in città di solidarietà, di crescita e progresso, mi piace dire, fin dai tempi di Andrea Costa, che parlava nel lontano 1876 di “umanamento dell’uomo”, proponendo l’emancipazione non di una classe, ma la emancipazione intera del genere umano, la liberazione di tutti.

E se oggi sembra che le relazioni siano meno feconde è perché bisogna richiamare in causa la virtù attiva di un’etica responsabile, o se preferite, del coraggio.

Avere il coraggio dell’ascolto, del dialogo, della messa in valore anche delle differenze, di tutto quanto si muove verso lo stesso obbiettivo di bene comune.

Un esempio. Piccolo.

Nella nostra città è nato un emporio solidale di viveri per le persone in difficoltà. E’ nato dalla volontà di sette associazioni impegnate nel sociale, di diversa dimensione e di diversa ispirazione.

Raccoglie cibo dalla grande distribuzione, da privati e da fondazioni. E presto raccoglierà anche le eccedenze delle mense e le distribuirà a chi ne ha bisogno.

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