Parole per Imola: Cibo

Nov 21, 17 Parole per Imola: Cibo

Massimiliano Mascia rappresenta la nuova generazione del San Domenico. Da sempre affascinato dal cibo, alterna la presenza al ristorante assieme agli zii Natale e Valentino con gli studi alberghieri. Poi il tempo è passato, ha cominciato a viaggiare e apprezzare i sapori del mondo conservando le radici della nostra tradizione gastronomica. Dal Vissani all’Osteria Fiamma di New York fino alla corte del pluristellato Alain Ducasse al Plaza Athenée sono state significative le esperienze che gli hanno fatto conoscere persone, tecniche e organizzazione del lavoro replicabili anche sul territorio imolese. (vr)

 

CIBO

Il cibo è cultura gastronomica, identità, conoscenza.

Negli anni ho viaggiato molto tra Italia, Stati Uniti e Francia per riscoprire i nostri piatti e valorizzarli. E’ giusto portare in tavola il buono che la terra ci offre, ma la cucina non dovrebbe avere frontiere di nessun genere.

Ho avuto il piacere di conoscere tante personalità e realtà differenti che mi hanno sempre lasciato qualcosa. In Francia ho appreso la tecnica, la cultura e il rispetto delle materie prime, in America ho curato professionalità e aspetto imprenditoriale.

Oggi ad Imola vedo uno stop. Negli anni passati è mancata una spinta, la volontà di cercare una formula innovativa e che al tempo stesso rispetti la tradizione.

Prima della crisi il consumatore mangiava fuori per consuetudine, ora vuole un buon motivo per non restare a casa. Ha imparato a fare domande sul cibo e seleziona i luoghi dove andare. La richiesta di informazioni sulle materie prime e sui processi produttivi è più forte per cui molti locali rischiano di non stare tutti sul mercato. Qui si gioca buona parte del futuro della ristorazione, spingendo sempre più sul rispetto del prodotto, sulla stagionalità, sull’educare al mangiar bene.

Nel prossimo futuro è necessario concentrarsi sul concetto di sinergia, una parola che funzionerà negli anni a venire come linfa vitale. Una delle tendenze che è già possibile individuare è quella del coworking agroalimentare: la collaborazione di un’attività artigiana o di altro tipo assieme ad una ristorativa con l’obiettivo di puntare a promuovere le diverse eccellenze e celebrare i prodotti delle nostre zone. È finito il tempo dei locali che offrono servizi basici, si preferisce mangiare e incontrarsi per assistere a qualche evento.

Senza questo tipo di iniziative non avremo mai una città pienamente vissuta e il recente progetto imolese di Restart è andato in questa direzione. Idee interessanti come quella di Marco Panieri e promosse da un pubblico giovane possono aiutare a vivacizzare la città.

A due passi da Bologna il nuovo parco del cibo FICO potrebbe dare il là a villaggi simili. È interessante raccontare lo stile italiano con eventi di questo tipo perché si comprende cosa c’è dietro alle cose osservando un mulino che fa quindici quintali al giorno di pane e dieci quintali al giorno di pasta. È bello anche vedere una tipica mamma italiana che prepara i tortellini o riunire animali di tutte le specie.

Nonostante i cambiamenti avvenuti la cucina del futuro rimane ancora la cucina dei ricordi e che dà un’emozione. La felicità è un attimo: un sapore, un odore. La novità non va cercata a tutti i costi.

Al San Domenico anche gli arredi e le foto generano determinate emozioni. È un luogo pieno di ricordi, caldo ed elegante. Non adottiamo uno stile minimal ma non siamo contrari alla modernità. Un’idea nuova che ha funzionato è stato proporre dei pic-nic per far conoscere meglio la nostra cucina. Vogliamo stare al passo con i tempi senza diventarne schiavi. Pensiamo che ognuno debba concentrarsi sul meglio che sa fare e farlo al meglio.

 

 

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