Le parole di Daniele Manca per i suoi dieci anni da sindaco

Dic 12, 17 Le parole di Daniele Manca per i suoi dieci anni da sindaco

Le sue parole d’ordine sono comunità, identità, partecipazione. Per Daniele Manca la politica si fa sul territorio, è qui che si entra in sintonia con la gente, e si può essere al tempo stesso stimolo e strumento per cambiare le cose. Nessuna autoreferenzialità, molta attenzione ai segnali che vengono dalla base. Nei suoi due mandati come sindaco di Imola ha governato gli anni più duri della crisi, con l’ambizione di gettare le basi per la ripresa. A fine mandato e in vista di nuove esperienze che lo vedono pronto a calcare un palcoscenico nazionale, il Sindaco fa un bilancio degli anni alla guida della “sua” Imola. E propone un’agenda dei prossimi obiettivi e delle sfide che la città è chiamata ad affrontare.

 

 

Intervista di Valentina Rossini

Sindaco, si va verso le elezioni amministrative. Faccia un bilancio del suo mandato. Che cosa lascia e quali sono le cose su cui poteva fare di più?

Imola è il simbolo dell’Italia che funziona. I suoi punti di forza sono il lavoro fatto con impegno e l’orgoglio della comunità che rappresenta. Sono trascorsi dieci anni e c’è stata una profonda trasformazione, ma lasciamo Imola sicuri di averla lanciata sul treno della ripresa. Chi verrà dopo di me dovrà guardare allo sviluppo e mantenere alta la qualità della vita. Solo rendendo attrattivo il nostro territorio favoriremo la nascita di nuove imprese. Il bilancio del comune è sano e solido, l’eredità che consegniamo consentirà di realizzare investimenti senza produrre debiti. Sicuramente abbiamo sofferto per la riduzione delle risorse, nonostante tutto sono stati fatti grandi sforzi per la mobilità sostenibile e la progettualità di messa in sicurezza delle strade, investendo 15 milioni di euro. Questa è certamente la precondizione per ripartire.

Lei è sindaco dal 2008. Una vita fa. Come è cambiata la città in questi anni. In meglio o in peggio?

Siamo orientati sulla qualità dei servizi percepita e la prima responsabilità del sindaco è la loro organizzazione. Oggi la città offre nidi, materne, assistenza domiciliare e attività di promozione della persona. Abbiamo creato Casa Alzahimer, agevolato le famiglie a tenere i bambini nei nidi grazie a rette agevolate, migliorato e ampliato la mobilità su biciclette. Piccoli ma grandi passi per rendere Imola più attrattiva.

Stiamo salendo sul treno della ripresa: quale sarà la prossima fermata? Come creare nuove opportunità, soluzioni e strade per far crescere la città come sta già ricominciando a fare?

Imola ha dei tratti identitari forti che occorre conoscere e interpretare: una propensione al fare, la spinta ad aggregare e partecipare. Anche l’economia continuerà ad essere influenzata da queste profonde radici, accompagnate da un grande spirito di responsabilità.

Dal sondaggio Pd tra i cittadini imolesi per stabilire se il prossimo governo debba essere all’insegna della rottura con il passato oppure possa limitarsi a una innovazione nella continuità è uscita questa seconda ipotesi: esperienza unita alla capacità di ascoltare le domande di cambiamento. Questo premesso, chi presenterete?

E’ ancora presto per dirlo. Ma le scelte saranno fatte sulla base delle competenze e le capacità di interpretare lo spirito della comunità. Serviranno esperienza e una visione etica moralmente solida per essere in sintonia con la città che vuole cambiare restando fedele a se stessa.

Quanto possono incidere (e come) le divisioni nazionali nel centrosinistra? Come agire localmente per minimizzare il danno?

Dando continuità al percorso intrapreso. E’ indispensabile una coalizione che punti ad una visione di centrosinistra aperta all’associazionismo.

Quindi per lei lo spirito del centrosinistra è ancora vivo.

Ci mancherebbe. Il centrosinistra è un patrimonio che non va disperso di fronte a momentanee difficoltà. Alla base di tutto c’è il principio di partecipazione delle persone che hanno a cuore questa identità. Solo così in futuro saremo in grado di costruire un argine culturale ed economico al qualunquismo e all’indifferenza che crea il consenso sulla demolizione delle Istituzioni attribuendogli una crisi che in realtà non dipende da esse ma da fattori esterni, internazionali.

Per quanto riguarda il governo di Imola, la responsabilità di gestire la cosa pubblica per il bene di tutti viene prima degli interessi particolari. Dobbiamo agire collettivamente, comunitariamente. Se sapremo essere comunità interpreteremo bene questo spirito identitario, se invece prevarranno sentimenti litigiosi, allora i rischi sono alti.

Rocca d’autunno

Parliamo di problemi concreti. Su discarica e raccolta differenziata quali potrebbero essere le soluzioni tecniche che facilitino gli utenti e rispondano alle preoccupazioni?

Sulla questione della discarica tutte le autorità preposte al controllo hanno ribadito l’assenza di pericolo per i cittadini. E’ stato verificato che gli impianti in essere non creano problemi alla salute e quando la discarica andrà in esaurimento ci occuperemo della chiusura.

L’impianto poggia su una base di argilla e può proseguire la sua attività perché è nella posizione ottimale per esercitare una funzione che non è solo locale . Faremo un ultimo ampliamento e ci saranno le condizioni anche per valorizzare l’economica circolare: con i rifiuti si produce energia elettrica nella totale sicurezza dei cittadini.

Cosa bisognerà fare nei prossimi anni per aiutare il settore agricolo?

Sul settore agricolo l’agroalimentare ha grandi opportunità di crescita ed occorre continuare ad investire puntando anche su misure che tengano conto dei mutamenti climatici in corso, da questo punto di vista un tema centrale può essere quello della gestione delle risorse idriche. Abbiamo fatto interventi importanti nella zona collinare e pianeggiante perché riteniamo che la risorsa idrica sia una grande opportunità di crescita per il settore.

Come migliorare la sanità imolese?

Oggi serve un’alta specializzazione e considero il nostro ospedale importante, purché rimanga connesso agli altri centri di specializzazioni. A chi teme l’abbraccio con Bologna dico che questo non può che aiutarci.

Che fare per valorizzare il parco Osservanza? Verrà realizzato un progetto per la creazione di uno studentato? Come sviluppare percorsi di innovazione su meccanica e meccatronica e favorire la nascita di nuove imprese?

Con l’Osservanza abbiamo trasformato un’area di segregazione in un area di condivisione. Ci sarà il settore della meccanica e della meccatronica, sarà un polo tecnico per la scuola ed il lavoro.

C’è un progetto per l’Autodromo?

L’autodromo andrà valorizzato. E lo vedo con molte anime. In futuro l’Autodromo si potrà sviluppare come luogo di attrazione di eventi mondiali parallelamente ad un turismo congressuale. Sarà importante, in questi anni, rafforzare le relazioni con Faenza.

Come colmare i disagi e le nuove marginalità e povertà, garantire percorsi di integrazione per gli immigrati?

La questione più urgente è stata quella di aumentare la qualità dei servizi. Ora occorre che parta il reddito di inclusione, promosso dallo Stato e dalle Regioni per dare una mano alle persone che non ce la fanno. Ma la vera chiave del futuro è la formazione permanente per tutti: se il Paese vuole diventare più giusto e competitivo deve essere in grado di consentire ad una persona in difficoltà di essere integrata e formata professionalmente. Dobbiamo trasformare le ansie di queste persone che escono dal mondo del lavoro e non lo trovano in opportunità con formazione e competenze.

Per la gestione dei profughi abbiamo attivato gruppi di accoglienza diffusi per evitare di ghettizzare il fenomeno facendo anche opera di tutoraggio

Dopo molte domande concrete, ci consenta una domanda “alta”. Qual è per lei lo scopo della politica?

“Rendere le persone felici ed essere in grado di spiegare che è importante rinunciare a qualcosa di individuale per qualcosa che serva a tutta la comunità”.

Sembra facile, ma non lo è. E’ un equilibrismo continuo. Ed è la differenza tra buona politica, che è politica di servizio che sulla base di valori condivisi si mette onestamente a beneficio di una comunità, e i populismi vari che invece solleticano gli egoismi, e su questi prosperano.

 

 

 

Manca, manca, manca, manca, manca

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