Asocial network nel quale rifugiarsi: Telegra.ph

Apr 09, 18 Asocial network nel quale rifugiarsi: Telegra.ph

Ho trovato un nuovo social network: si chiama Telegraph ed ha una caratteristica assai particolare per questo genere di new media: non c’è nessuna possibilità che qualcuno ti trovi e soprattutto – se non vuoi – nessuno saprà mai chi sei. Per questo credo che sia un “asocial”. Il contrario di quello per cui sono nati e cresciuti facebook, twitter, instagram… Momentaneamente ho firmato i miei tre post con il nome di “Simbad il Marinaio”, non per le Mille e Una Notte, quanto invece come omaggio a Il Conte di Montecristo. Riassumo qui i contenuti, perchè è una cosa talmente asocial che non so se ricorderò mai dove ho seminato questi pensierini.

 

Telegra.ph è talmente semplice che anch’io sono riuscito a capirlo subito. E’ anonimo. Intuitivo. Tanto spartano da sembrare finto. Non so se lo userò. Ma lo segnalo per i timidi.

 

Il post che ho scritto oggi è una recensione molto personalizzata di Visages Villages. Il finale è un ricordo di un viaggio del 1984… Non questo. Un altro:

Ci decidemmo. Qualcuno usciva dalla casa e ne approfittammo per entrare.

Salimmo le scale. Emiliano aveva anche il numero dell’interno. E tutte le indicazioni erano precise… Arrivammo all’ultimo piano. C’era il campanello con la scritta in stampatello, ma a mano: “Godard – Karina”.

L’emozione era a 1000.

Suonai, perché ero quello che masticava il francese più degli altri. Da dietro la porta ci rispose una voce femminile un po’ sgarbata.

“Chi è?”

Imbarazzato risposi:

“Stiamo cercando il Maestro Godard…”

La voce femminile divenne ancora più agitata e il tono si trasformò in urlo:

“Non è qui! L’ho cacciato via quello stronzo! Non si deve fare più vedere… Diteglielo. Bastardo!”

Dire che fossi in imbarazzo era poco:

“Ci scusi… ci perdoni…”

“Non si deve fare mai più vedere!… Mai più!”

Mi pare di ricordare che qualcuno mi suggerì di chiedere dove lo potevamo trovare… “Sei scemo?” replicai.

Ce ne andammo… Ma io mi ero fatto l’idea che dall’altra parte della porta ci fosse proprio la sua musa (o, viste le circostanze, ex musa): Anna Karina… e che non fosse proprio il momento per chiederle di conoscerla…

Il secondo è fatto di appunti sparsi e quasi un appello a cercare qualcosa su un “originale televisivo” che andava in onda negli anni ’60 di cui non riesco a trovare traccia, dedicato a Don Chisciotte. Ma la ricerca, che è sempre un viaggio, mi ha fatto ritrovare un meraviglioso appunto video di Orson Welles dedicato alle terre del Cavaliere Errante.

L’ultimo, che è il primo, è irrilevante nella forma. Importante per un mio ricordo di un concerto a Ravenna Jazz, che si perde nella notte dei tempi. Ma era una prova.

 

 

 

 

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