La Coca Cola, la cannabis, la morfina e la cocaina

Set 21, 18 La Coca Cola, la cannabis, la morfina e la cocaina
E’ di questi giorni la notizia che la Coca Cola la è interessata ad una società canadese, la Cannabis Aurora. Il motivo è chiaro: il mercato delle bevande gassate è in continuo rallentamento e si nota un crescente interesse dei consumatori per i tè e le acque aromatizzate. Nel DNA dell’azienda di Atlanta c’è sempre stato un grande interesse alla sperimentazione e all’immissione sul mercato di nuovi prodotti che potessero incontrare i gusti dei consumatori in continua evoluzione. Va da se che l’ingrediente non psicoattivo della marijuana è una delle possibili chiavi di sviluppo per il futuro. D’altronde la storia della Coca Cola è parallela alla storia dell’utilizzo di massa di prodotti psicotici o anestetici.
PILLOLA DI STORIA
Dopo aver subito una ferita da sciabola durante la Guerra Civile, il farmacista John Pemberton un georgiano piuttosto sveglio, per affrontare il proprio dolore divenne morfinomane, destino che toccò a tantissimi reduci di guerra feriti o scossi dalla violenza dei combattimenti. Per cercare un’alternativa a quella dipendenza utilizzando le sue nozioni mescolò la cocaina (una sostanza nuova in America, ma già utilizzata da qualche tempo nel trattamento della dipendenza dalla morfina) con la noce di cola (un altro ingrediente che non conosciamo ancora, neppure oggi e con un po’ di pepe) nel vino. L’idea gli era venuta perchè voleva copiare una bevanda medicinale francese di cui aveva sentito parlare. Quando poi ad Atlanta fu vietato l’utilizzo dell’alcol, il vino fu sostituito dall’acqua gassata e così è nata la bibita gassata più famosa del mondo.

Noci di cola

Pamberton allora visse felice e contento?
No. Per niente.
Il povero veterano di guerra non superò né la dipendenza da morfina e non fece un gran che dalla vendita delle bottiglie della sua medicina miracolosa che proponeva come cura per l’indigestione, disturbi nervosi, mal di testa e impotenza. Morì un paio d’anni dopo aver raffinato la sua la ricetta con l’acqua frizzante.
L’uomo che trasformò la bevanda in un impero globale fu Asa Candler, un altro farmacista, ma dotato di uno spiccato senso degli affari. Coprò l’azienda artigiana di Pamerton per 2.300 dollari, nel 1891. La sua grande intuizione fu quella di rendere la bibita un prodotto nazionale. Lo fece vendendo lo sciroppo base agli imbottigliatori indipendenti, il che ha accelerato la distribuzione generando un’attività redditizia, anche se a basso margine. In sostanza la Coca-Cola si è diffusa anticipando il modello di franchising,molto prima che il termine “outsourcing” diventasse popolare” e praticato in forma intensiva. Anche dal punto di vista dell’organizzazione commerciale e dei modelli produttivi la Coca Cola ha anticipato il capitalismo moderno.
La Coca Cola Company ha avuto nel 2017 ricavi per 35 miliardi di dollari. Nel corso dello scorso anno ha lanciato 500 nuove bevande, mantenendo sempre elevato il livello di sperimentazione e di ricerca di nuovi gusti a livello locale e globale. Tra Coca Cola, Diet Coke e Coca Cola Zero ha prodotti nel 2017 161 miliardi di litri, vale a dire che per ogni abitante della terra sono stati confezionati 23 litri a testa.

La formula dello sciroppo di Coca-Cola che arriva agli imbottigliatori locali (aggiungono sia l’acqua che i dolcificanti) pare che sia piuttosto difficile ed è ancora il segreto industriale più importante del mondo. Pare che ci siano solo due dipendenti alla volta che conoscono la formula e non sono mai nello stesso luogo e viaggiano separatamente.
Avvicinarsi al sapore della Coca Cola è possibile, in tanti lo hanno fatto, ma il particolare per renderla quella che è, per ora, è stato impossibile.
Queste notizie le ho scoperto leggendo la neswletter Quartz Obsession, che consiglio.

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