La prima vera intervista a Giuseppe Conte

Giu 10, 19 La prima vera intervista a Giuseppe Conte

Il Correre della Sera di oggi pubblica un colloquio di Massimo Franco, ottimo giornalista e persona molto seria, con il premier Giuseppe Conte dal titolo:«Attenti, sfidare la Ue sulla procedura mette a rischio i risparmi dei cittadini». Da che io ricordi si tratta della prima occasione in cui il Presidente del Consiglio mostri un barlume di autonomia di giudizio e di opinione. Provo a farne una sintesi, anche perché, nel suo stile sempre paludato, non è facile dare interpretazioni alle sfumature che Conte mantiene come stile di comunicazione.


«Attenzione a sfidare la Commissione europea sulla procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà male all’Italia – dice il Presidente del Consiglio – Ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell’interesse nazionale. Senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani…».

Il Presidente Conte si spinge anche a fare una considerazione politica: «Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio, e assumesse via via atteggiamenti sempre più strumentali». Insomma se Salvini vuole la posizione dominante sul governo e «aspira a capitalizzare un consenso politico non può che passare da elezioni politiche e deve assumersi la responsabilità di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle».
La confusione nella maggioranza, fin qui sempre ufficialmente negata, in questo colloquio diventa conclamato anche ufficialmente e il premier appare infastidito per il ruolo nuovo, politico, impostogli dalla situazione.

Forse il fastidio nasce dal fatto che ho intercettato la voglia del Paese di uscire da queste diatribe continue. O forse perché cerco di additare gli interessi generali. È singolare che in campagna elettorale mi dessero del grillino, schierato con Di Maio. Adesso mi accusano di essere “mattarelliano”. Tra l’altro, essere in sintonia col capo dello Stato è un onore.

Secondo Conte ci sarebbero “veline” che lo raffigurano come una sorta di novello Mario Monti: un tecnocrate che vuole uccidere il contratto perché non vuole approvare i mini-Bot: l’ultimo cavallo di battaglia della Lega, uno strumento già stroncato dallo stesso presidente della Bce, Mario Draghi. Si tratta nel migliore dei casi di un moltiplicatore del debito e nel peggiore di una moneta illegale. Nel colloquio Conte rende evidente la sua contrarietà. «È una proposta mai portata a Palazzo Chigi. E siccome ha implicazioni di sistema, mi aspettavo che correttamente mi fosse portata per esaminarne insieme aspetti e contenuti». Per il capo del governo, accelerare sui pagamenti della Pubblica amministrazione in favore dei creditori «è un obiettivo pienamente condivisibile». Ma non con i miniBot. «Abbiamo già introdotto uno strumento per raggiungere l’obbiettivo con la triangolazione tra Comuni, Cassa depositi e prestiti e creditori», spiega.

Per chi vuole leggere tutta la conversazione qui c’è il link: https://www.corriere.it/digital-edition/CORRIEREFC_NAZIONALE_WEB/2019/06/10/1/pattenti-sfidare-la-ue-sulla-procedurap-pmette-a-rischio-i-risparmi-dei-cittadinip_U31201438957405zOG.shtml

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