I numeri di Zamjatin

Nov 14, 19 I numeri di Zamjatin

Sto preparando, devo dire con una certa attenzione rispetto al mio solito, il viaggio in una città che non ho mai visitato, ma che occupa un posto rilevante nel mio immaginario, nella mia formazione politica, nel fastidio anche fisico che idealmente ha rappresentato almeno dal 1977 (quando al sessantesimo anniversario della Rivoluzione d’ ottobre, Berlinguer afferma che democrazia e pluralismo sono preminenti, al punto di motivare l’abbandono definitivo del concetto di dittatura del proletariato). fino agli anni di Andropov. Ho guardato con occhi diversi “La Russia alla Rincorsa” della metà degli anni ’80, vale a dire il riaccendersi di una vana speranza di auto riforma negli anni del primo Gorbaciov.

Poi il mondo è cambiato.

Non so quanto serva ora recuperare frammenti di quella storia per capire l’oggi, ma la Russia, Grande Madre, contiene tutto, digerisce tutto e mi immagino che nelle strade di Mosca aleggi lo spirito della Margherita di Michail Bulgakov, di Pavel Korciaghin (di Come fu temprato l’acciaio di Nikolaj Ostrovskij), di Pelageja Nilvona Vlasova (La Madre del romanzo di Maksim Gor’kij), dello scienziato di Storia di Capodanno di Vladimir Dudincev, degli amici di Romanzo senza bugia di Anatolij Mariengof e di chissà quanti altri personaggi reali o letterari a me ancora sconosciuti.

Evgenij Zamjatin in un ritratto di Boris Kustodiev (1923)

C’è un libro, che ho scoperto tardi, che – almeno per quello che è la sinistra, secondo me – è particolarmente di sinistra e che rappresenta la scoperta e la conquista del dubbio. In sostanza la scoperta del “rompicoglionità” della sinistra di ogni epoca. E’ stato un libro talmente rompicoglioni che è stato scritto nel 1920 ed è stato pubblicato solo dopo il 1988 in Russia. Certo, soprattutto in quel Paese, a volte bastava respirare per rompere le scatole al potere leninista, stalinista, brevemente del disgelo, brezneviano… Tanto che se fossero state applicate applicate le regole che prevedevano l’arresto forse neppure Lenin, di origini vagamente borghesi, non sarebbe stato immune dalla persecuzione.

I bambini sono i soli filosofi coraggiosi. E i filosofi coraggiosi sono bambini.

NOI (sul mio Kindle, posizione 2349)

Il libro è Noi di Zamjatin e se dovessi essere io a dare un sottotitolo a questa opera sceglierei: “la prevalenza della libertà sulla felicità”.
La forza di questo libro ha molto a che fare con la biografia del suo autore Evgenij Ivanovič Zamjatin, un uomo della Russia profonda (era nato a Lebedjan nel 1884 – incredibilmente, cerco di spiegarlo dopo, 100 anni prima del 1984), figlio di un prete della Chiesa ortodossa e di una madre musicista. Fra il 1902 e il 1908 studiò ingegneria navale a San Pietroburgo, e ma la cosa che lo appassionava di più era fare la rivoluzione. Prima quella del 1905 con i Bolscevichi, fallita, ma fondamentale per la riuscita di quella del 1917.

Fu presto arrestato e finì in isolamento, ma questo tempo gli servì per studiare l’inglese, la stenografia e a scrivere poesie. Rilasciato nel 1906 fu costretto all’esilio nella sua città natale, ma tornò illegalmente a Pietroburgo dove, nonostante non avesse il permesso di soggiorno, si laureò in ingegneria navale nel 1908. Nel 1911 venne nuovamente arrestato ed espulso. L’amnistia del 1913 gli permise di rientrare in Russia.

Zamjatin lavorò come ingegnere sia in patria che all’estero; nel 1916 fu inviato in Inghilterra per supervisionare la costruzione di una rompighiaccio nelle città di Walker e Wallsend, città di straordinaria importanza nella costruzione delle grandi navi dell’epoca (dai suoi cantieri uscì anche il Carpazia, la nave cheportò i primi soccorsi ai naufraghi del Titanic. in questo periodo egli risiedette a Newcastle upon Tyne.

La sua esperienza nella realtà produttiva inglese gli ispirò il racconto Ostrovitjanie (Gli isolani), dove la sua visione libertaria viene amplificata dalla sua capacità sarcastica, vorrei dire espressionista, della vita inglese.
La bussola delle sua scrittura si riassume in questa sua riflessione: “Una vera letteratura ci può essere soltanto là dove la fanno non dei funzionari diligenti e benpensanti, ma dei folli, degli eremiti, degli asceti, dei ribelli, degli scettici. E se lo scrittore deve essere assennato, se deve essere cattolicamente ortodosso, se deve essere oggi utile, se non può fustigare tutti come Swift, se non può sorridere di tutto come Anatole France, allora non c’è una letteratura bronzea, ma c’è soltanto una letteratura cartacea, giornalistica, che oggi si legge e domani servirà ad avvolgere il sapone da bucato”.

Da questo si capisce che la Russia del terrore, dei piani quinquennali e dei primi anni di Stalin non poteva essere un posto per Zamjatin.

Alla fine le sue opere vennero proibite e gli fu impedito di pubblicarne di nuove, soprattutto in seguito alla pubblicazione, a sua insaputa, di Noi in una rivista praghese di emigrati russi nel 1927. Mentre la critica ufficiale prevedeva “un glorioso futuro per la letteratura sovietica”, Zamjatin scriveva che, viste le condizioni di mancanza di libertà ed il dominio della censura, “l’unico futuro possibile per la letteratura russa sarà il suo passato”.

Maksim Gor’kij, mito delle letteratura sovietica, stimava Zamjatin e ne era amico e si adoperò con Stalin per permettergli di lasciare la Russia nel 1931. Fu così che si stabilì a Parigi, ma vivendo in miseria. Morì nel 1937. “Fu seppellito nel Cimitero parigino di Thiais, poco a sud di Parigi, nel cimitero che si affaccia, per ironia del destino, su Rue de Stalingrad”.

Noi è un’opera della letteratura anti utopica, distopica (Herbert George Wells ne è il campione). Non sono all’altezza di una critica letteraria, io l’ho letto pensando al futurismo e l’ho paragonato in letteratura alle opere figurative di Malevič o della Goncharova.

Per secoli noi, novelli Colombo abbiamo navigato, navigato, fatto tutto il giro della terra e, alla fine, urrà! Un saluto e tutti sugli alberi della nave: davanti a noi un altro, finora ignoto lato della Roccia dello Zero, illuminato dallo splendore polare dello Stato Unico, una massa azzurra, scintille dell’arcobaleno, del sole — centinaia di soli, miliardi di arcobaleni…

NOI (sul mio Kindle, posizione 1064)
Kazimir Malevich Man in Suprematic Landscape

Cercavo anche Majakovskij e forse qualcosa c’è.

Stamattina mi trovavo sul cantiere dove stanno costruendo l’Integrale, e ad un tratto ho visto le macchine: le sfere dei regolatori giravano ad occhi chiusi con totale abnegazione; i pistoni, luccicando, oscillavano a destra e a sinistra; il bilanciere dondolava le spalle con superbia; seguendo la cadenza di una musica impercettibile strideva lo scalpello del banco d’intaglio. Improvvisamente scorsi tutta la bellezza di questo grandioso balletto di macchine, inondato da un leggero sole azzurro.

NOI (sul mio Kindle, posizione 149)

Il mondo narrato è di un futuro indefinito. I protagonisti della vicenda vivono sotto un costante controllo, abitano in appartamenti di vetro, e, certo, possono fare l’amore, ma solo dopo la presentazione di tagliandi rosa. Su prenotazione.

In questo futuro dove ogni attività è rigidamente codificata e ogni minuto della giornata scandito da impegni per la collettività, si muove D-503, uno degli ingegneri adibiti alla costruzione di una navicella spaziale, l’Integrale. Nel suo diario D-503 racconta alcuni momenti della sua vita, quelli che seguono l’incontro con la I-330, che lo scuote e semina il dubbio sull’effettiva bontà del sistema in cui D-503 vive. Ma un’intera vita di mantra e stretta disciplina e l’affetto che prova per la ragazza, porta il protagonista a una scelta dilaniata tra la fedeltà alla società in cui ha sempre creduto, e un sentimento nuovo.

Il libro geniale

Sarò del tutto sincero: una soluzione assolutamente precisa del problema della felicità noi non l’abbiamo ancora: due volte al giorno — dalle 16 alle 17 e dalle 21 alle 22 — l’unico possente organismo si divide in cellule singole: si tratta delle Ore Personali fissate dalla Tavola.

NOI (sul mio Kindle, posizione 259)
El Lissitzky, pseudonimo di Lazar' (o Eliezer) Markovič Lisickij (nato a Počinok il 23 novembre 1890, morto a Mosca il 30 dicembre 1941), è stato un pittore, fotografo, tipografo, architetto e grafico russo. Esponente dell'avanguardia russa, negli anni della Rivoluzione 
El Lissitzky, pseudonimo di Lazar’ (o Eliezer) Markovič Lisickij (nato a Počinok il 23 novembre 1890, morto a Mosca il 30 dicembre 1941), è stato un pittore, fotografo, tipografo, architetto e grafico russo. Esponente dell’avanguardia russa, negli anni della Rivoluzione 

Il controllo del sesso, poi, ha ragioni storiche: “Amore e Fame governano il mondo. Ergo: per governare il mondo, l’uomo deve governare i governatori”. Così i padri fondatori dello Stato Unico sconfissero prima la Fame, inventando un nuovo cibo di derivazione petrolifera (tanto che sopravvisse solo lo 0,2% della popolazione) e, in seguito, l’Amore, da allora disciplinato dalla “Lex sexualis”: “Ogni unità ha il diritto di godere di ogni altra unità in quanto bene sessuale di consumo”.

Il libro geniale

Il romanzo è pieno di curiosità e di virtuosismi. Ad esempio i nomi dei personaggi (O-90, D-503 e I-330) pare che abbiano a che fare con i parametri di progettazione della nave rompighiaccio “Saint Alexander Nevskij”, che Zamjatin adorava e alla quale contribuì lavorando ai disegni preparatori. Alcuni critici invece hanno riferito quei nomi al paragrafi della Bibbia. Riguardo a nomi, poi, si è notato che si riferiscono al sesso dei protagonisti: “gli uomini hanno nomi che iniziano per consonante e sono caratterizzati da numeri dispari, mentre tutti i nomi femminili iniziano per vocale e contengono numeri pari”.

È naturale che, avendo sottomesso la Fame (algebricamente = la somma dei beni esterni), lo Stato Unico procedesse contro l’altro dominatore del mondo, contro l’Amore. Finalmente, anche questo elemento fu alla fine sconfitto, cioè organizzato, matematicamente, e oltre trecento anni fa fu proclamata la nostra storica “Lex sexualis”: “ognuno dei numeri ha diritto, come prodotto sessuale,

NOI (sul mio Kindle, posizione 372)

Forme e numeri sono ad ogni pagina:

[…] Poi le mostrai le mie “note” e parlai — a quanto pare assai bene — della bellezza del quadrato, del cubo, della linea retta. Lei ascoltava con un’aria così incantevolmente rosea — e a un tratto dai suoi occhi azzurri cominciò a scendere una lacrima, una seconda, una terza, proprio sulla pagina aperta (la settima). L’inchiostro si sparse. Sarebbe stato necessario ricopiare.

NOI (sul mio Kindle, posizione 346)

“Cosa sarà mai la scienza! La vostra scienza è una forma di vigliaccheria. Che cosa c’è, ditemi! Voi volete soltanto imprigionare l’infinito in un muro e avete paura di guardare oltre il muro. Se guardaste, chiudereste gli occhi.”

NOI (sul mio Kindle, posizione 612)

Zamjatin parlando dei suoi contemporanei, quindi degli antichi scrive:
“A loro (gli antichi) Dio non ha dato nulla, tranne eterne, tormentose ricerche, mentre a noi ha dato la verità”

A due abitanti del paradiso fu data la scelta: o la felicità senza libertà, o la libertà senza felicità: non c’è una terza via. Loro, da idioti, scelsero la libertà

NOI (sul mio Kindle, posizione 887)

Ecco: ci sono due forze nel mondo — l’entropia e l’energia. Una, porta alla pace beata, all’equilibrio felice; l’altra, alla distruzione dell’equilibrio, al movimento perpetuo e tormentoso.

NOI (sul mio Kindle, posizione 2225)

La fantasia è un pericolo.

L’ultima scoperta della Scienza Statale è che il centro della fantasia è un misero nodo cerebrale nel campo del ponte di Varoliev. Con una triplice applicazione di raggi X a questo nodo voi sarete liberati dalla fantasia.

NOI (sul mio Kindle, posizione 2409)

Un passo di Noi mi ha colpito, inquietato, soprattutto perchè è stato scritto nel 1920, un anno in cui la forza dell’utopia rivoluzionaria doveva essere ancora viva e si fatica a pensare che una tale riflessione esca dalla penna di chi aveva partecipato con tanto ardore ai fatti del 17:

Che cos’è la felicità? I desideri fanno male, non è così? Evidentemente la felicità quando non c’è più neanche un desiderio… Che errore, che assurdo pregiudizio quello che abbiamo commesso finora, di mettere davanti alla felicità il segno più. È il segno meno, il divino meno che dobbiamo mettere davanti alla felicità assoluta.

NOI (sul mio Kindle, posizione 2470)

Il titolo della canzone Integral dei Pet Shop Boys è un omaggio a Zamjatin e richiama il nome dell’astronave.


Il romanzo fu pubblicato in inglese nel 1924, in Russia arrivò in libreria nel 1988, quando venne pubblicato insieme a 1984 di Orwell. Orwell conosceva Noi, lo aveva letto e recensito l’edizione francese nel 1946, indubbiamente trovò spunti anche per il suo 1984. Zamjatin, ricordate? è nato nel 1884… Numeri, sempre numeri.

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