Memoria (di Gianni Riotta)

Ott 03, 14 Memoria (di Gianni Riotta)
Gianni Riotta
Giornalista
La nostra prima volta. A Milano, alla Festa Nazionale de l’Unità nel settembre del 1986. Era da poco arrivato a La Stampa e intervistò Fabrizio Rondolino e me che – come rappresentanti della FGCI – criticammo i giovani emergenti del Partito: D’Alema, Veltroni, Occhetto… esaltando invece i vecchi: Natta, Pajetta, Chiaromonte, Bufalini… Successe un casino… ma nell’attacco del pezzo scrisse che sembravamo usciti da una sequenza de: “Nel corso del tempo” di Wim Wenders e questo ci rese felici.
Memoria
Nel giugno del 1988, quando tutto sembrava andasse bene
La foto. A volte non è la bellezza di una foto a renderla importante. In questo caso poi…  ritrovarla in una busta dopo 20 anni, è stato un tuffo al cuore…

 

 

New York, 1988

New York, 1988

Ho conosciuto Philippe Petit, l’acrobata che nel 1974 stese un cavo tra le Torri Gemelle del World Trade Center e lo attraversò sul baratro come si trovasse a spasso a Broadway, per un’intervista poi mai scritta, qualche anno fa. Le interviste mancate, incontri strambi, dialoghi di silenzi, dovrebbero finire in un racconto ad hoc, quando li si rivede indietro rivelano più calore dei titoloni in prima pagina.

Petit era alla vigilia del suo venticinquesimo compleanno il giorno dell’impresa e – assicura l’ubiqua Wikipedia – le accuse di reato contro di lui vennero sospese in cambio di uno spettacolo al Central Park. Di questo e di altre cose avrei voluto parlare con il maestro Zen delle acrobazie, che da anni risiede nella gigantesca cattedrale gotica di St. John the Divine, all’angolo della 110th Street a Manhattan. Il ricordo dell’appuntamento e della mancata intervista si condensa su un’immagine. Entrare al buio del crepuscolo nella cattedrale, cercare lo studio di Petit, non trovar nessuno, neppure un sagrestano ritardatario, non capire, controllare ora, data, poi venire distratti da un frullare di passi leggero, alzare lo sguardo e vedere lassù in cima, alto sulla navata, Petit che si addestrava passeggiando sulla sua fine. Che fare? Chiamarlo? Farsi notare? Ritirarsi a passi cauti indietro?

Philippe Petit diventa famoso nel 1974 perché per amore attraversa lo spazio aereo che, nel 2001, sarà attraversato dall’odio. Nessuna acrobazia, nessuna saggezza Zen, nessuno massima del San Giovanni cui è dedicata la cattedrale, nessuna virtù è superiore alla scelta strategica tra odio e amore.

Ho vissuto per anni all’ombra delle Torri, ho ricordi struggenti, la luce, i volti, una donna magistrato civile, gli anziani cinesi che praticavano Tai Chi, shadow boxing, all’alba. Le ho viste incenerite, sabbia di cemento, vetro, documenti, corpi, Pompei del XXI secolo. Studio, da allora, la I Guerra Globale che hanno innescato. So chi la vincerà e perché, e so chi la perderà e perché. Mai scommettere sull’odio, mai.

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