
Luciano Moggi ribadisce quanto dichiarato martedì in tv: "C'è bisogno di un capro espiatorio, ma io non lo so fare...". L'ex direttore generale della Juventus, intervistato anche dalla Cnn dopo "Ballarò" in merito allo scandalo del calcio italiano, che lo vede nell'occhio del ciclone, assicura: "I giudici faranno il loro lavoro, ma le lobby resteranno, le cupole non esistono, parlarne sarebbe semplicistico e banale. Ognuno segue i propri interessi, siamo tutti amici ma anche uno per uno, è normale. Io gli interessi della Juventus li ho curati sempre facendo le cose legalmente". Sulle intercettazioni che lo riguardano, Moggi nega: "Io non ho mai telefonato ad arbitri, altri hanno telefonato. Non ho mai cercato di influenzare i risultati delle partite, ma solo di non avere svantaggi. Da parte di un dirigente di club, è un obbligo". (Sportal)
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Ho recuperato oggi l'intervista di Floris a Moggi. Credo che si tratti di una pagina di televisione da incorniciare. Floris è stato molto bravo e l'esibizione di Moggi meriterebbe volumi di studio e di approfondimento. Me la caverò in poche righe.
Lo si è capito in questi 60 giorni: a mio parere la storia del "sistema Moggi" è fondamentalmente una panzana. Le intercettazioni riguardano persone che chiacchierano, che cazzeggiano, che si riferiscono a trances de vie, ad un menage, alla normalità. Il sistema non nasce con Moggi, esisteva già e non ci sono anime belle, innocenti, perchè tutti hanno avuto la propria parte in commedia. Quello che emerge dalle intercettazioni non ha a che fare con la concretezza della prova, è un'Italia (com'era un'Italia quella delle intercettazioni di Ricucci, in realtà assai simile a quella di Moggi, di Vittorio Emanuele...), forse è l'Italia. E' la "società civile", che - come vediamo - non è molto migliore della politica...
Ciò che emerge dalle intercettazioni di cinque - sei personaggi sono forse elementi che possono aiutare a trovare prove, ma per il momento non ci sono, almeno dal punto di vista giudiziario. Ma chi dice che gli stessi elementi non si potrebbero trovare nelle telefonate di Moratti o di Rossella Sensi? Certo, ci sono gli estremi per la giustizia sportiva per definire delle penalizzazioni, delle retrocessioni, ma da qui a dire che c'è un'associazione a delinquere che agiva ne passa... Andava bene? No di certo, ma il problema, come spesso capita, sono le regole. Il tema dei diritti televisivi è il ganglo fondamentale. Ci sarà modo di entrare più nel merito.
Veniamo a Luciano Moggi. Lui si è presentato nudo di fronte alle telecamere. Lui dice che lo ha fatto per difendere la sua famiglia e secondo me lo ha fatto con una dignità e una passione che meritano tanto rispetto.
Nel merito ritengo che la sua performace televisiva abbia - se possibile - aggravato la sua posizione, perchè ha rivelato il suo livello. Moggi non ha una linea difensiva, non si sa difendere, ritiene di avere fatto il proprio dovere e basta. Lo dice candidamente, come si può esprimere un ferroviere vicino alla pensione, senza analisi, senza riuscire a comprendere il limite tra lecito e illecito, tra sportivo e antisportivo, tra onestà e corruzione. "Ad un certo punto mi ha fatto piacere essere considerato un uomo potente - dice Moggi - ma pensavo che il potere fosse frutto del mio lavoro, mi sono accorto dopo che mi consideravano per qualcos'altro".
Moggi sostanzialmente è un vinto da qualcosa che è andato oltre la sua stessa percezione, la sua possibilità di comprensione. Chi lo ha visto ha capito quanto tutto il polverone di "Calciopoli" sia sproporzionato rispetto al livello di elaborazione del personaggio. Devo dire che il sentimento che mi ha risvegliato è la tenerezza, non la smania giustizialista. Ho visto un uomo davvero provato psicologicamente e colpito nei suoi affetti. Però ho visto un uomo che lotta, con dignità, con una sua coerenza.