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Un adolescente si trova su un muro su Venice Beach a Los Angeles , California, 21 luglio, 2010

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Le primarie di Ferrante
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/01_Gennaio/30/ggschiavi.shtml

La città e il voto delle primarie

La buona borghesia in fila
per il signor prefetto

Big della finanza e dell'industria ai seggi della consultazione dell'Unione. «Non è un urlo di protesta, ma un segnale»


Hanno votato con le cuffie di lana, il colbacco e il piumone, con le scarpe inzuppate di neve, incolonnati ai seggi, senza nemmeno la solita fretta milanese: 30 mila, 50 mila, 80 mila dicono i dati, il successo delle primarie è già nei numeri che il centrosinistra sventola con l'immagine di Bruno Ferrante, l'ex prefetto candidato sindaco. Non ci credeva nessuno, la partecipazione in una domenica da cani sfiora il risultato ottenuto da Prodi.

Anche una vecchia volpe della politica come Piero Bassetti dopo aver appoggiato la sua scheda nell'urna commenta: «Questo non è un urlo di protesta, ma il segnale di una città che torna a far sentire la sua voce».
E la voce di Milano è diffusa, sfrangiata, scomposta, come i candidati che si affrontavano, un eclettico come Fo, un'utopista come Milly Moratti, un manager come Corritore, un uomo delle istituzioni come Ferrante, «insieme hanno fatto una squadra, hanno mobilitato», dice il sociologo Aldo Bonomi, «e hanno favorito la partecipazione, attraverso un grande meccanismo identitario del centrosinistra».

Lo chiameranno «effetto primarie» per un pezzo, adesso che la paura è passata, che nei seggi appena riscaldati hanno visto sfilare banchieri e gente di periferia, stilisti e immigrati, giovani e anziani. Un mix sociale in cerca di rappresentanza, di nuovi soggetti che Milano infila nel laboratorio della politica dismesso per anni, inceppato nella stagione protestataria della Lega e poi in quella di Mani Pulite. «È la fine di un lungo ciclo di rifiuto, si torna a chiedere alla politica di rispondere ai nuovi bisogni e la gente si muove», sintetizza Bonomi.

E si muovono in tanti, allora, big della finanza e anche dell'industria, l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e il neopresidente della Banca popolare di Lodi, Piero Giarda, puntuali ai seggi non fanno mistero di tifare Ferrante, come l'ex commissario della Consob Salvatore Bragantini e l'ex dell'Authority per l'Energia, Pippo Ranci; c'è chi è assente giustificato come Corrado Passera, al vertice di Davos, e chi è fuori Milano come Francesco Micheli. C'è chi si defila prudentemente «il voto è segreto», ma non vuole mancare, come l'amministratore delegato di San Paolo Imi, Pietro Modiano. E chi si schiera per la passione, il coraggio, la voglia di far crescere Milano di Milly Moratti, come l'economista Guido Rossi. E poi Krizia, l'ex sovrintendente della Scala Carlo Fontana, i tradizionali supporter della sinistra, Roberto Vecchioni che appare raggiante: «Milano è uno specchio di quello che succede a livello nazionale, e sta facendo un salto». Ma più della nuova borghesia avanza il popolo dei mercati rionali, corteggiato, blandito, accarezzato dai quattro candidati nel loro tour, la gente comune che chiede di essere ascoltata e di poter contare di più. Quella che ieri si è presentata in massa ai seggi delle primarie.

«Vogliono avere la possibilità di costruire un pezzo di città organizzata sui loro bisogni, non vogliono padroni», spiega Bassetti, «e va bene un funzionario dello Stato che dice di amare Milano e di volerla ascoltare». «Io ho avvertito la necessità di saldare un rapporto che si è rotto tra le istituzioni e la città», dice Ferrante. «Quel che mi rende felice sono le alte percentuali di voto nei quartieri più degradati, ho cercato di parlare con le periferie e far emergere la città sommersa, quegli strati di sofferenza ai quali l' amministrazione Albertini ha guardato poco».

Rispetto al voto per Prodi, si è abbassata l'eta media. Con Ferrante c'è l'esercito delle neomamme e dei quarantenni che a Milano ci vivono male, che vogliono strade pulite, marciapiedi senz'auto, giardini per i bambini, un'aria respirabile: la cosiddetta qualità della vita. È una nuova scommessa che si apre a sinistra, che vince le timidezze della vigilia, quando cinquantamila votanti erano considerati un successo e il gradimento di Ferrante sembrava insidiato dall'irruenza di un premio Nobel come Dario Fo. «C'è una Milano non rappresentata, che sta cercando interlocutori credibili dopo che il presidio borghese si è indebolito. La vecchia borghesia è finita, adesso c'è quella media che è rimasta senza elementi per la sua formazione civica. Quella che aveva i suoi riferimenti nei portinai adesso si ritrova con i citofoni. E i citofoni non spalano la neve...», spiega Bassetti.

Identità, appartenenza, orgoglio, la voglia di essere al centro del Paese e non soltanto un contraltare romano, definiscono i contorni della Milano che il centrosinistra cerca di contrapporre a quella che lascia il sindaco Albertini, a quella che anche Letizia Moratti, candidato del centrodestra, cerca di disegnare per il futuro.

La nuova parola chiave, declinata in tutte le salse, è partecipazione. «Lo chiedono i cittadini, è una necessità sentita dopo anni in cui le cose sono state calate dall'alto», ripetono i candidati dell'Unione. E potrebbero anche ritrovarsi insieme a cercare di costruire quel modello che Bonomi chiama di «città partecipata». A Milano, dopo la grande scomposizione sociale, si vince con il melting pot: banchieri, comunicatori, terziario, partite Iva, poi impiegati, pensionati e immigrati.

Tocca a Ferrante, adesso, intercettare il vento di un cambiamento annunciato, incorniciato da una vittoria senza ombre. Un uomo che non vuole più essere il «signor prefetto», che qualcuno considerava «un po' grigio», «troppo burocrate», lancia una sfida che a sinistra è andata sempre male: corre per diventare il regista di una città che ha sempre guardato verso destra. Non da tecnico, o da riserva della Repubblica, Ferrante vuole farlo da politico, «vicino al cittadino» è la sua formula vincente. Ce la può fare, dice Bassetti, «in un Comune che non sa più nemmeno spalare la neve un ex prefetto sarà utilissimo».
Giangiacomo Schiavi
30 gennaio 2006






permalink | inviato da il 30/1/2006 alle 11:58 | Versione per la stampa

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