Paul Casimir Marcinkus
Dopo anni di polemiche e di scandali, se ne e' andato in silenzio. Dagli anni '90, Paul Casimir Marcinkus, il personaggio piu' controverso dei vertici Vaticani degli Settanta e Ottanta, si era ritirato a Sun City, cittadina dell'Arizona, in un esilio dorato al quale di fatto era stato destinato dai vertici della Santa Sede.
Il declino, per il Vescovo nato in America e figlio di un lavavetri lituano, comincia nel 1990. In quell'anno Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti dello Ior, l'Istituto Opere di Religione che opera in tutto il mondo dall'unica sede nel torrione di Niccolo' V a ridosso del palazzo del Papa e del quale l'alto prelato nato a Cicero era stato sovrano assoluto dal 1971 al 1989.
Marcinkus lascia per sempre la Capitale e torna negli Stati Uniti, prima in una parrocchia dell'Illinois, e poi presso la diocesi di Phoenix.
Nel febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti aveva emesso mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello Ior, individuando gravi responsabilita' della Banca Vaticana nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Ma cinque mesi dopo, una sentenza della Cassazione non convalida il mandato di cattura in base all'art. 11 del Trattato lateranense del 1929, per il quale lo Stato italiano non puo' esercitare la propria sovranita' sugli 'enti centrali' della Chiesa, compreso lo Ior.
Gli ultimi anni di Monsignor Marcinkus nella provincia americana, trascorrono al riparo dalle polemiche. Colui che nel 1970, in occasione del viaggio di Paolo VI nelle Filippine si era guadagnato il soprannome di 'Gorilla' in qualita' di 'body guard' del Pontefice grazie anche alla massiccia corporatura, era ormai completamente defilato.
A parte il golf, la Messa nella chiesa di S. Clemente a Sun City e la partecipazione a qualche iniziativa di beneficenza, nessun altro impegno coinvolgeva piu' l'ex potentissimo capo delle finanze del Vaticano.
''Sono stato accusato di aver assassinato il Papa e di essere
coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano. Entrambe le cose sono
completamente infondate'', disse Marcinkus ad un giornalista inglese
riferendosi alla morte di Papa Albino Luciani.
''Dico a me stesso che questo potrebbe essere il modo con il
quale Dio si assicura che ho messo il dito nella porta del Paradiso.
Perche' se io l'ho fatto - aveva concluso - Egli non puo' piu'
sbatterla''.
------------------------------------------------------------------------------------------
AP com
"Il Vaticano commise a suo tempo un errore, quello di affidare a monsignor Marcinkus un'organizzazione bancaria. Non aveva alcuna preparazione in
merito". Questo il commento dell'ex presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, contattato da Apcom, sulla morte dell'arcivescovo Paul Marcinkus, il cui nome è legato allo scandalo del crack della Banca Ambrosiana.
"Non aveva alcuna preparazione in tema bancario - ha aggiunto Andreotti - affidargli la presidenza della Ior fu un grave errore. Tuttavia - ha proseguito - quando decise di fare il viceparroco in America, svolse il suo compito in modo molto umile. Credo che Marcinkus non lasci una lira, non si è arricchito - ha concluso Andreotti - e merita tutto il rispetto".
--------------------------------------------------------------------------------------------
AGI
Nato a Cicero (Chicago) il 15 gennaio
1922, Paul Marcinkus nel 1969 viene nominato vescovo e
presidente dello Ior. Con il suo stile efficiente e
spregiudicato, da vero manager, conquista rapidamente la
fiducia dei maggiori centri internazionali del potere
finanziario. Il suo chiodo fisso e' la diversificazione
internazionale degli investimenti: Stati Uniti, Canada,
Svizzera, e Germania federale. Con gli ingenti capitali versati
dagli istituti religiosi e dalle diocesi nello Ior e' ben
presto presente da protagonista nelle borse di quasi tutto il
mondo. Ed a Wall Street ha anche qualche incidente formale con
annesse multe per irregolarita'. Anche se nella Curia Romana
non sono pochi quelli che storcono il naso davanti ad un
vescovo che assume atteggiamenti e stili di vita non usuali per
quell'ambiente, riesce a farsi amici prima nell'entourage di
Paolo VI e poi, dopo l'elezione del 1978, anche in quello di
Giovanni Paolo II, che anzi gli e' grato per aver favorito sul
piano finanziario associazioni e comunita' religiose polacche.
E' un fiume di soldi che arriva anche a Solidarnosc. Ma e'
proprio allora, all'apice del suo successo, quando assume anche
gli incarichi di organizzatore dei viaggi papali e di
segretario del Governatorato Vaticano, che finisce nei guai. Lo
Ior, infatti, e' nel mirino della Banca d'Italia e la
magistratura di Roma inizia ad indagare sulle sue spregiudicate
operazioni finanziarie. A trascinarlo nel gorgo di rischiose
operazioni finanziarie sono Michele Sindona, presidente della
Banca Privata, ben radicato a New York e considerato vicino ad
ambienti della mafia italo- americana, e Roberto Calvi,
presidente del Banco Ambrosiano. Proprio attraverso Sindona,
Calvi era entrato in rapporto con Marcinkus e insieme nel 1971
avevano fondato a Nassau, nel 'paradiso fiscale' delle Bahamas,
la Cisalpine Overseas Bank. Sempre Michele Sindona aveva messo
in contatto Roberto Calvi con Licio Gelli, e il 23 agosto 1975,
a Ginevra, il banchiere era stato affiliato alla Loggia P2. Nel
settembre 1975 la Cisalpine Overseas Bank aveva acquisito una
quota della Bafisud, la banca di Umberto Ortolani a Montevideo.
Da allora, Calvi-Marcinkus-Gelli-Ortolani costituiscono una
sorta di comitato d'affari che opera attraverso banche e
consociate estere, spostando capitali con operazioni piu' o
meno occulte, pagando tangenti, manovrando fondi neri
(provenienti da evasioni fiscali) e sporchi (ripuliti per conto
della criminalita' organizzata, Mafia e altri). Dopo il crack
degli istituti finanziari di Sindona, Calvi e' il banchiere di
questa associazione che ha la sua forza operativa nella Loggia
P2. Nel 1981, nel carcere di Lodi, Roberto Calvi dira' ai
magistrati milanesi: 'Il Banco Ambrosiano non e' mio. Io sono
solo al servizio di qualcun altro'. Di piu' non posso dirvi'.
Comunque, il pacchetto azionario di
controllo dell'Ambrosiano era stato affidato a 13 societa'
anonime domiciliate a Panama e nel Liechtenstein. E nella
compagine azionaria del Banco era presente anche lo Ior di
Marcinkus, che svolgeva cosi' una funzione di copertura della
miriade di operazioni effettuate da Calvi e dai suoi soci
piduisti. Come quella indirizzata nel 1976 al controllo della
Rizzoli-Corriere della Sera, dopo le elezioni politiche che
avevano registrato un'avanzata del Partito comunista italiano:
secondo la testimonianza, raccolta dal giudice Carlo Palermo
nel 1984, di Arrigo Molinari, ex questore vicario di Genova,
iscritto alla Loggia P2, Calvi, Gelli e i servizi segreti
avrebbero ricevuto in quel periodo cospicui finanziamenti da
rappresentanti delle multinazionali. A luglio Calvi viene
processato con altri amministratori del Banco Ambrosiano e
della Centrale. Condannato a quattro anni, nel carcere di Lodi
tenta il suicidio. Ottiene la liberta' provvisoria. Mesi dopo
rientra al vertice della banca.
27 aprile 1982: il boss della Banda della Magliana Danilo
Abbruciati tenta di uccidere il vicepresidente del Banco
Ambrosiano Roberto Rosone che resta ferito nell'agguato.
Abbruciati viene invece ucciso da una guardia giurata. 5 maggio
1982: la Banca d'Italia autorizza la quotazione del titolo
'Ambrosiano'. 17 giugno 1982: le quotazioni vengono sospese.
Roberto Calvi e' gia' da giorni irreperibile; la sua
segretaria, Graziella Corrocher si suicida. Il giorno dopo
viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri. Scoppia
lo scandalo. Lo IOR e' assediato dai creditori, e nel 1984 il
card. Agostino Casaroli, segretario di stato dell³epoca, li
tacita una volta per tutte versando 406 milioni di dollari a
titolo di 'contributo volontario', sfidando il parere contrario
non solo di Marcinkus ma di quasi tutti i dirigenti vaticani.
Marcinkus viene estromesso dalla gestione della Banca vaticana,
affidata ad Angelo Caloia (banchiere vicino all'Opus Dei), al
quale Casaroli chiede di riscrivere gli statuti della banca
vaticana. Caloia accetta e si mette al lavoro. Nel 1990
Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti, che prevedono la
figura di un 'prelato' che garantisca l'eticita' degli
investimenti dello Ior. A questo ruolo viene chiamato mons.
Donato De Bonis, gia' braccio destro di Marcinkus e ora suo
accusatore in Vaticano. Mons. Marcinkus lascia Roma e si ritira
in una parrocchia dell'Illinois, Caloia diventa presidente del
nuovo Consiglio di Sovrintendenza dello IOR. Incarico che
mantiene a tutt'oggi.(AGI)